(di Roberta Pugliesi) Se si scrivesse che è stato tutto bellissimo diremmo certamente la verità ma nulla è perfetto e tutto è perfettibile. Il carnevale storico di Sora, che quest’anno ha avuto come madrina Veronica Maia accanto alla impeccabile collega Ilaria Paolisso, è indubbiamente uno degli eventi più importanti ed identitari della città di Sora che rispecchia lo spirito vivace, genuino, autentico e goliardico del folklore locale.
I punti di forza sono il calore delle tante associazioni e delle persone che partecipano con entusiasmo ai festeggiamenti, la forza e l’impegno della macchina amministrativa che ha saputo mettere in campo tante energie e idee spaziando dal ballo alla danza, passando per
Cenciarello e Cenciarella
mostre e tante novità artistiche – come Cenciarella e compagno – per confluire nella attesa parata dei carri allegorici. Tutti vincitori.
Indiscutibile lo sforzo di centinaia di persone, perlopiù volontari che spesso con risorse esigue lavorano per mesi per regalare alla città questa indimenticabile giornata. Ma veniamo anche a qualche piccola critica – non ce ne vogliano – avanzata e rivolta non a chi organizza o meglio solo in parte. L’evento è collettivo, di tutta la città. E proprio perché è di tutti sarebbe auspicabile un maggior rispetto e decoro nel centro storico dove in tanti, come sempre, hanno dovuto fare i conti con il lancio di decine uova e l’uso indiscriminato ed incontrollato di centinaia e centinaia di bombolette spray, con i tappi lanciati ovunque e contenitori vuoti ammucchiati in ogni dove, anche tra le gambe dei passanti, sotto i piedi, perfino addosso a qualche bambino che giocava mascherato ed a qualche cagnolino spaventato. Dinanzi la chiesa di Santa Restituta erano davvero in tanti a lamentarsi. Ed allora frasi tipo “Si è sempre fatto” oppure “basta fare uno Shampoo” ed ancora “tanto è una volta all’anno“ e soprattutto “sono solo ragazzi” non possono essere piu giustificazioni e mal si intonano con le aspirazioni- legittime – di chi vuol fare di questo evento un evento a carattere regionale ed oltre. Per questo la speranza è che possano essere adottate soluzioni per fronteggiare, anche in minima parte, quello che per molti – costretti a tornare a casa con i capelli sporchi di uova, gli abiti e borse macchiati oltremisura e sopra la soglia di tolleranza – è un fastidio, magari con qualche controllo e divieto in più. Il detto “A carnevale ogni scherzo vale” è discutibile e parlare di educazione familiare risulta altrettanto complesso e difficile da sintetizzare in poche righe. Per il resto come canta Gigi D’Agostino “everything’s gonna be alright and I’ll fly with you…”.
Evviva il Carnevale.