Dopo il Natale di Alatri, il solstizio d’estate apre anche altre celebrazioni molto antiche come la tradizionale e suggestiva festa di San Giovanni a Collepardo, il piccolo Comune sui monti ernici, quest’anno ha visto una grande partecipazione di residenti, di persone dei Comuni limitrofi ma, finalmente, anche di turisti. Il periodo compreso tra il solstizio d’estate ( 20 o 21 giugno a seconda della precessione degli equinozi) e la festa cristiana di San Giovanni il Battista, colui che ha battezzato Cristo con l’acqua del Giordano, è un momento liminale, segnano un passaggio tra un ciclo stagionale ed un altro, giusto prima del raccolto delle messi. Per questo in molte culture e tradizioni si celebrano dei riti purificatori e propiziatori. Si tratta di pratiche esistenti già in tempi pagani, riprese poi dalla Chiesa cattolica come inculturazione e non estranee nemmeno ad altre culture e religioni come quella arabo-musulmana.
Nella notte dedicata al Battista, considerata in Ciociaria la notte più magica dell’anno, si sono celebrati a Collepardo nel piazzale antistante le grotte dei rituali antichissimi, alla presenza di più di mille persone. Marco Sarandrea ha officiato il primo rito purificatore intorno al grande falò. I convenuti hanno cinto intorno alla vita dei tralci di artemisia ed hanno compiuto tre giri intorno al fuoco per poi gettare nelle fiamme il tralcio e bruciare con esso tutte le negatività. Si tratta di un rituale noto in molte culture che si è concluso con il salto sulle fiamme per i più ardimentosi. Il secondo rituale ha invece visto le donne partecipanti nella preparazione della guazza di San Giovanni, a base di acqua corrente del Cosa e petali di fiori e specie vegetali con poteri benefici come la ginestra, la verbena, l’achillea, il sambuco, la melissa e soprattutto l’iperico usato per intingere in questa specie di idrolito e cospargere i partecipanti con quest’acqua di buon
auspicio. Infine il momento della comparanza di San Giovanni, nel quale i partecipanti, immergendo insieme le mani nelle acque impetuose del torrente Cosa, hanno stretto patti di amicizia e di sodalizio, divenendo per tutta la vita “compari di San Giovanni”. A sottolineare i rituali vi sono stati dei momenti musicali significativi: Benedetto Vecchio dei Musicisti Basso Lazio ha presentato una canzone composta per l’occasione e di sapore etno-folk con un forte richiamo alle tradizioni, dal titolo “ I compari d’ San Giuanni”, mentre Federico Paladini e la Banda della Scolopendra hanno eseguito nel loro stile un altro inedito dal titolo “Le streghe di Collepardo”, dedicata ad un sabba di streghe, che sempre secondo la tradizione si svolgerebbe nei boschi del circondario. Infine tutti alla ricerca del magico fiore di felce che fiorisce in questa notte e che consente a chi lo trova di diventare ricco. Chissà chi sarà stato il fortunato …
Andrea Tagliaferri
FOTO DI FILIPPO RONDINARA
