(di Dario Facci) “Avanti col cambiamento”, “basta coi caminetti”!. Cos’è successo da quando la segretaria del Partito Democratico avvertiva tutti sfidando le correnti: “Sulle candidature per le Europee decido io”? Le correnti sono diventate tempeste, il partito anziché un corpo riunificato addirittura un arcipelago. Gli arcipelaghi hanno una caratteristica, sono composti da isole e, tra l’una e l’altra, c’è di mezzo il mare, proprio come tra il dire e il fare.
I centristi, divisi in parti, hanno accelerato e si sono riuniti tra Milano e Orvieto facendo questa volta molto sul serio; Bersani trova sostegni qua e la, pare addirittura da inimmaginabili leader di altre potenti correnti e i proseliti già oggi vengono quantificati ben oltre i “figlioli prodighi” di Articolo Uno tornati a casa. Insomma, un partito in ebollizione, altro che congresso ciociaro! Ma andiamo per ordine, per proiettare tutto questo nell’agone senza esclusione di colpi che i dem vivono in provincia di Frosinone, tuffati in una fase congressuale sanguinosa forse come non mai. IL RITORNO DI LINO DIANA
Alla convention di Milano, quella di Ruffini, Castagnetti, Prodi e tantissimi altri, era presente, richiamato dal profumo della sua appartenenza, uno dei parlamentari più brillanti che il Lazio meridionale (e ovviamente non solo) abbia votato: Lino Diana. Esponente storico della sinistra democristiana Diana è passato dai banchi della Pisana a quelli di Montecitorio e poi di Palazzo Madama. In un’intervista, rilasciata al bravo Stefano Di Scanno, Diana ha sottolineato come il partito non si debba mai abbandonare ma ha altresì sottolineato come il richiamo del cattolicesimo democratico sia stato irresistibile. I leader dell’irresistibile richiamo centrista, Del Rio in testa, non hanno mai detto di voler fare un altro partito ma di voler allargare al centro quello che c’è. Musica che non può essere che stonata per le orecchie della Schlein, specialmente se questo allargamento al centro può addirittura arrivare a risultare irresistibile anche per Renzi.
Il fascino, la cultura e lucidità di personalità come Pierluigi Castagnetti per esempio, sono perfettamente in grado di squarciare il velo che
ricopre di torpore ogni trasporto per la politica ormai da troppo tempo.
Lo dico con cognizione di causa. Ho l’onore e il piacere di conoscere personalmente Castagnetti. L’ho intervistato nel suo ufficio in Via del Gesù nel quale siede alla scrivania di De Gasperi e, inoltre, è stato tra i relatori della conferenza di presentazione del volumetto del quale sono co-autore insieme a dom Luigi Di Bussolo e Ermisio Mazzocchi (“Un monaco e un laico a confronto”).
Diana, che conosco da mezzo secolo, non ha capacità meno brillanti. Come si fa a non riconsiderarlo un’ottima risorsa per il partito? E il “ritirato a vita privata” Francesco Scalia? Davvero con la riviviscenza del cattolicesimo democratico resterà sull’aventino?
I BERSANIANI NELLA MISCHIA PER MIGLIORELLI MA CON L’INDICE PUNTATO CONTRO LE “CORRENTI DINOSAURO”
Lontani distanze siderali dai centristi di cui sopra ma nella lizza congressuale anche in provincia di Frosinone i bersaniani ex Articolo Uno fanno sempre e comunque rumore. Specialmente se il bersaniano in questione si chiama Gaetano Ambrosiano, uno con il vizio di dire quello che pensa infischiandosene delle liturgie di partito.
In una recente nota Ambrosiano, per accordo della sua parte politica con AreaDem, sostenitore in provincia di Frosinone del candidato di De Angelis e del gruppo della Schlein, Achille Migliorelli, non ha potuto fare a meno di cantarle sui personalismi e sulla baraonda delle firme.
Ha detto tra l’altro: “Oggi grazie alla Schlein forse è giunto il tempo di cambiare, di voltare pagina, il tempo di scrivere un nuovo percorso nella storia di questo partito e del centro sinistra.
Cambiare veramente e totalmente vuol dire cambiare modo di pensare, modo di vedere, modo di essere (…)”.
E poi “(…) le correnti sono allo sbando più totale, assenti di un progetto politico condiviso, in continue fasi congressuali la cui unica funzione è basata su accordi composti e trascritti attraverso i “Clan delle Mozioni”, una gestione a tavolino, basata sulla ripartizione di ruoli ed incarichi, concessa a pochi e totalmente estraniante dalla militanza di base. In questo si intende aprire una riflessione per ridare identità alla partecipazione di militanza attiva attraverso i circoli territoriali di federazione e regionali che a tutt’oggi cosi non è. Una buona dirigenza nelle sue componenti, deve avere chiaro il senso della sua missione, deve essere capace di capire, affrontare e risolvere i problemi in funzione del “buon funzionamento” all’interno del Partito, ed avere nei confronti dei militanti un atteggiamento pluralista e paritario”.
L’ex segretario provinciale di Articolo Uno ha precisato di rivolgersi a tutti gli iscritti al partito e non alle “correnti dinosauro”, rappresentanti di un mondo politico ormai lontano. Poi conclude: (…) Crediamo che Achille Migliorelli rappresenti nella sua scelta il pluralismo di una Sinistra Laica e Cattolica e che questo porti in bagaglio al servizio del Paese e dei territori e di tutte le nostre piccole comunità”.
Chissà come sarà contento di queste dichiarazioni Francesco De Angelis!
I “FANTMANCINIANI” ALLA RISCOSSA
Tanto perché le correnti non dovevano esistere più nel nuovo partito della Schlein, l’avamposto ciociaro del potente onorevole Mancini, quello che brandisce i vessilli dell’uscente segretario Luca Fantini, risponde alla chiamata di De Angelis che aveva radunato i suoi per Migliorelli in un ristorante non più tardi di una settimana fa.
La sessantina di rappresentanti del partito che aveva scritto alla segretaria maxima per chiedere un congresso corretto ora ha organizzato un’assemblea aperta. Si intitola “Più di prima” e si terrà il prossimo 28 gennaio al “Botanico”, in via Fabi a Frosinone. Il programma è nutrito. Forse sarà proprio la presentazione del programma del candidato Fantini. Chissà?
