Frosinone – Si è tenuta la Consulta Uil provinciale: “Necessari più investimenti, più salute e sicurezza sul lavoro”

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Tra i temi introdotti dalla Segretaria generale della Uil di Frosinone, Anita Tarquini, durante i lavori della Consulta territoriale della Ciociaria, hanno primeggiato quelli legati agli infortuni, alle malattie professionali, all’occupazione, ai livello di redditi.

“Ritroviamo gli argomenti che sono stati alla base dello sciopero generale di venerdì scorso – annotano dalla sigla sindacale -, sciopero indetto da Uil e Cgil, per chiedere al governo di cambiare la manovra di bilancio, varandone un’altra più equa e più giusta”. Dalla Uil parlano di “equità sconosciuta” in riferimento alla Ciociaria: “Basti pensare – argomentano – che dalle dichiarazioni dei redditi del 2022, Uil Lazio ed Eures hanno scoperto nella Ciociaria il territorio del Lazio con il reddito medio più basso: poco più di 18mila euro (18.076)”. “Numeri che dimostrano – ha detto a sua volta Carmelo Prestileo, Segretario Organizzativo della Uil del Lazio – quanto la distribuzione della ricchezza stia diventando sempre più irregolare, sempre più disarmonica e quanto la povertà e il disagio sociale continuino a crescere”. Ancora dati dalla Consulta territoriale: “Da gennaio a settembre 2024 – ha affermato Tarquini – sono state 1.270 le denunce di malattie professionali in questo territorio, 256 in più rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente. Dopo Roma (con 1.611 denunce), siamo la seconda provincia più colpita da questi eventi dannosi che limitano, fino ad azzerare, la capacità lavorativa delle persone. Segno che sul capitolo della Salute e sicurezza sul lavoro il Governo e le istituzioni devono fare ancora molta strada. Sul fronte infortuni non va meglio: 1.693 in nove mesi le denunce protocollate all’Inail, cinque le morti sul lavoro”. Il quadro ciociaro dipinto dalla Uil non migliora se pensiamo alla qualità dell’occupazione: tre contratti di lavoro su quattro attivati lo scorso anno a Frosinone e provincia sono stati atipici. Un fenomeno che non accenna a diminuire, nonostante sia generalmente riconosciuto che la precarizzazione del lavoro ha un impatto pressoché nullo sulla produttività delle imprese, mentre gli unici effetti evidenti si riscontrano sull’impoverimento di lavoratrici e lavoratori e sull’erosione dei loro diritti. La deindustrializzazione intanto prosegue senza sosta. E le inquietudini per il futuro aumentano, se si guarda alla crisi del settore dell’automotive e del suo indotto. Ma c’è altro: tanti piccoli Comuni si sono svuotati e gli anziani rimasti non possono più contare neanche su un medico di base per una adeguata assistenza sanitaria. “Si stia preparando una tempesta perfetta – ha affermato Tarquni – E’ uno scenario che ci preoccupa e che ci vede impegnati ogni giorno affinché venga cambiata rotta”. Cosa fare? La ricetta è semplice, ma il Governo non la vede. “In questo territorio, come del resto in tutto il paese – ha concluso Prestileo – c’è bisogno di investimenti. Per difendere il lavoro di qualità servono politiche industriali capaci di sostenere la riconversione produttiva che cambiamenti climatici, transizione energetica e tecnologica impongono a tutti i settori”.
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