Ospitiamo le riflessioni proposte, sul tema della Tav a Ferentino, da lorenzo Fiorini, esponente del Partito socialista italiano e già candidato sindaco della città gigliata:
“Ben venga la TAV a Ferentino. Si a tutte le opere infrastrutturali che creano occupazione, anche se temporanea, ma di qui a sostenere e far credere, puerilmente, che la tav sia la panacea della mala gaestio politico industriale, che in decenni ha messo in ginocchio la Ciociaria, ce ne passa. Oggi però questo è un modus cogitandi distopico molto diffuso e veicola la credulità popolare, inculcando mere suggestioni e ridicoli stereotipi di benessere. Per essere chiari: a Firenze la tav c’è eppure la Gkn ha chiuso i battenti, parimenti a Siena, per il discorso della ricaduta sul territorio dei benefici della tav, avrebbero potuto godere dei benefici della tav, eppure la Whirpool prima e la Beko dopo, hanno tolto il disturbo e la tav non ha “incubato” e non sta incubando altri stakeolders. E’ evidente che il sillogismo TAV progresso e ricchezza è fallace. Ricordo ai tanti imbonitori dalla memoria corta, che i problemi strutturali del nostro territorio vengono da lontano e sono il risultato di compromessi, anche loro, che hanno disatteso le più elementari leggi di economia, di tutela del lavoro e di programmazione, esponendo l’intero territorio a sciatte forme di industrializzazzione che hanno lasciato il segno sia a livello ambientale che sociale (beta clorocicloesano, videocolor…). Cio’ che sfugge, l’automotive ne è la prova lampante, è che il nostro tessuto industriale è logoro, manifesta gap tecnologici e strutturali notevoli tanto da essere surclassato anche da misconosciuti distretti malesi o vietnamiti. E quel poco che c’è ancora, vedasi il settore chimico-farmaceutico, è seriamente a rischio. Evito di parlare delle tante scorie generate dalla mala gaestio, delle tante bombe ecologiche e sociali che da decenni affliggono la Ciociaria, da Fiuggi a San Vittore nel Lazio. Invito i potenti e i potentati ad iniziare a ponderare, a rinsavire, a recitare qualche mea culpa. Oggi, se non si pianifica, se non si fa seria programmazione e se non si investe in ricerca, per il nostro territorio sarà la fine. Quello della tav è il solito cliché politico di una classe di amministratori imprepatati e senza visione, legati a processi culturali bocciati dalla storia”.
