(di Cesidio Vano) Nell’offerta dei servizi pubblici digitali, la nostra Pubblica Amministrazione (PA) è tra le peggiori d’Europa. Lo scrive nero su bianco l’Ufficio studi della Cgia di Mestre che ha svolto una ricerca su tutte le province italiane redigendo una classifica dell’efficenza della PA in tutte le regioni.
La classifica delle province è ordinata in base ad un “Indice della qualità delle istituzioni pubbliche (IQI)”. L’IQI, ovvero L’Institutional Quality Index “è un indice che misura la qualità delle istituzioni pubbliche a livello provinciale – dicono dalla Cgia -; si basa su dati oggettivi e considera i servizi pubblici, l’attività economica territoriale, la giustizia, la corruzione, il livello culturale e la partecipazione dei cittadini alla vita pubblica; ideato nel 2014 dalla professoressa Annamaria Nifo e dal Professore Gaetano Vecchione dell’Università degli Studi di Napoli Federico II è stato aggiornato con dati fino al 2019 (anno pre-Covid). L’IQI assume un valore da 0 a 1 per ogni provincia, sulla base di un rank costruito su 5 dimensioni: 1. Voice and accountability: sintetizza la partecipazione alla vita pubblica dei cittadini (affluenza alle elezioni, partecipazione ad associazioni, numero di cooperative sociali) e il loro livello di istruzione e culturale (punteggi test INVALSI e numero di libri pubblicati); 2. Government effectiveness: riassume la presenza di infrastrutture (anche digitali) e servizi (es. sanità e istruzione), la qualità ambientale e il tasso di raccolta differenziata; 3. Regulatory quality: considera l’apertura dell’economia, l’attività imprenditoriale nel territorio (clima d’impresa, numero di imprese su residenti e rapporto tra start-up e aziende cessate) e la presenza di dipendenti della Pubblica Amministrazione; 4. Rule of law: sintetizza i tassi di criminalità, l’efficienza della giustizia civile (lunghezza dei processi e produttività della magistratura), l’economia sommersa e l’evasione fiscale; 5. Corruption: guarda ai crimini contro la PA e alla cattiva amministrazione (Golden-Picci Index e tasso di comuni commissariati). LAZIO E BUROCRAZIA Le cinque province della nostra regione, nell’elenco di 106 provincie italiane, ordinate per IQI decrescente (quindi man mano che la propria burocrazia si fa meno efficiente e funzionale), si collocano tutte nella parte bassa della classifica. L’unica eccezione è Roma che, pur collocandosi al 59esimo posto su 106, è oltre la metà. I dati utilizzati pe rlo studio sono quello del 2019 (pre-Covid) LE PROVINCE Roma – Come detto al 59esimo posto, ha un IQI di 0,645, dieci anni fa valeva 0,555, ha quindi guadagnato in classifica 3 posizioni. Frosinone – La Ciociaria si colloca al 74° posto in classifica, in dieci anno ha guadagnato 5 posizioni passando da un IQI del 2009 di 0,343 a un indice 2019 di 0,447. Viterbo – La Tuscia è al 76esimo posto, in questo caso le posizioni guadagnate sono state ben 8 l’Indice 2009 era 0,303, nel 2019 è salito a 0,419. Rieti – Il Reatino si colloca all’81esima posizione su 106. L’indice IQI nel 2019 è stato di 0,375, nel 2009 era 0,342: in 10 anni la provincia di rieti ha perso una posizione in classifica. Latina – Il Pontino chiude la classifica regionale all’ultimo posto. In quella nazionale si colloca all’82esimo (appena un posto in più di Rieti) con un IQI che al 2019 vale 0,364 rispetto a quello, calcolato 10 anni prima al 2009 di 0,306. nel decennio, ad ogni modo, la provincia di Latina ha guadagnato una posizione in classifica. LO STUDIO “Carte, timbri, moduli da compilare e attese agli sportelli sono vissuti da tanti imprenditori come dei veri e propri incubi – ricordano dalla Cgia -. Per tanti cittadini, invece, quando ci si deve interfacciare con la macchina pubblica spesso si scivola in un profondo stato di angoscia. Non solo, con un miglioramento della qualità dei servizi pubblici che avanza a passo di lumaca, la cattiva abitudine della nostra PA di richiedere, in particolare alle imprese, dati e documenti che le amministrazioni già possiedono è diventata una prassi consolidata”. L’Ufficio studi della Cgia nel proprio elaborato stima che “per le nostre piccole e medie imprese il costo annuo ascrivibile all’espletamento delle procedure amministrative è di 80 miliardi di euro. Praticamente una tassa nascosta da far tremare i polsi. La complessità nell’adempiere alle procedure imposte dalla nostra PA è un problema che in Italia è sentito da ben 73 imprenditori su 100. Tra i 20 paesi dell’Area dell’Euro solo in Slovacchia (78), in Grecia (80) e in Francia (84) la percentuale degli intervistati che ha denunciato questo problema è superiore al tasso riferito al nostro Paese”. A Trento, Trieste e Treviso le PA più virtuose. Quelle meno a Caltanissetta, Crotone e Vibo Valentia.
