Tangenti al Comune di Ceccano, i fratelli Rinaldi respingono le accuse

Marina Mingarelli
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Hanno negato di aver mai pagato tangenti gli imprenditori ceccanesi Danilo e Massimo Rinaldi, coinvolti nell’inchiesta “The Good Lobby” che ha provocato un vero e proprio terremoto in comune a Ceccano.

Entrambi nel corso degli interrogatori avrebbero riferito di essersi interfacciati più volte con l’ex sindaco, Roberto Caligiore, e con il capo dell’ufficio tecnico, il geometra Camillo Ciotoli, solo per il deposito della documentazione occorrente prima di partecipare alle gare di appalto e successivamente, a gara vinta, per stipulare i contratti di esecuzione degli appalti. I due assisiti rispettivamente dagli avvocati Giampiero Vellucci e Nicola Ottaviani sono stati interrogati dal gip Ida Logoluso per circa mezzora. Danilo Rinaldi, lo ricordiamo, si trova agli arresti domiciliari: ed è titolare di quattro imprese che secondo le accuse ricevevano gli appalti in via esclusiva e poi giravano soldi a tecnici e al sindaco. Per il fratello Massimo c’è, invece, la misura interdittiva del divieto di esercitare impresa. Anche Camillo Ciotoli, uno dei principali accusati nell’inchiesta, assistito dal legale Antonio Perlini ha risposto per un’ora a tutte del domande del giudice chiarendo la propria posizione. Intanto mercoledì mattina è rientrato all’aeroporto di Fiumicino Gennaro Tramontano il commercialista accusato di aver utilizzato il suo studio come sede degli associati. Ad attenderlo in aeroporto gli agenti di polizia. Mar.Ming.
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