IL CASO – A Roma pensano di chiudere Regina Coeli: il carcere trasformato in quartiere residenziale. L’ira del Sappe

chiaro13
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A Roma si discute di chiudere il carcere di Regina Coeli. Le politiche di rigenerazione urbana sostenute dal Pd in Campidoglio auspicherebbero la trasformazione del carcere in centro immobiliare.

Certo se mai si farà ci vorrà tempo, anche perché servirebbe un nuovo carcere. Nel frattempo, anche la Regione parrebbe sposare l’ipotesi. Il Governatore Francesco Rocca, in visita al Carcere dopo le recenti rivolte ha detto che per lui quella struttura va chiusa, ma per il momento non è possibile, e che comunque la dismissione dovrebbe essere graduale. Un quadro che ha fatto saltare dalla sedia la sigla sindacale Sappe, il principale sindacato di polizia penitenziaria. “Chiudere Regina Coeli? E’ un’idea assurda, no a speculazioni” ha commentato subito, intervistato da affaritaliani.it il segretario generale del Sappe, Donato Capece, aggiungendo: “Il carcere romano di regina Coeli va chiuso? E per fare cosa – replica il potente sindacato -? Si scordassero speculazioni edilizie, sì al museo”. Dal Sappe, sindacato che conta oltre 9.000 iscritti tra gli agenti della Polizia Penitenziaria, Capece insiste: “E’ un’idea assurda ed è già venuta alla ribalta qualche decennio fa. Ma prima di parlare la politica sa quanti investimenti sono stati fatti sulla struttura romana? Capisco che può essere interessante dal punto di vista degli investimenti immobiliari ma, se mai la politica decidesse di chiuderlo prima, dovrebbe dirci dove vogliono costruire un nuovo carcere romano. E poi noi restiamo dell’idea del Regina Coeli debba diventare un museo”. Il fatto è che il carcere è in una posizione centralissima, sul Lungotevere, con una cubatura notevole. Ma il Sappe è categorico: “Già il ministro Castelli, con i suoi tecnici, voleva dismettere alcune carceri al centro città. Oggi lo ribadiamo anche al presidente della Regione Lazio e al sindaco di Roma: Regina Coeli non si tocca, è il carcere storico e tale deve rimanere. Oggi non possiamo buttare l’acqua sporca e il bambino”.
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