A 27 anni dal delitto del Morrone, la speciale passeggiata per ricordare le vittime

Roberta Pugliesi
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(di Roberta Pugliesi) A 27 anni dal delitto del Morrone, sui monti della Majella, in cui persero la vita Diana Olivetti e Tamara Gobbo, l’escursionista Valter Tersigni organizza come da tradizione una passeggiata – in programma il giorno 23 – per ricordare le due giovani amanti della montagna. “Meteo permettendo insieme con amici si sale sul luogo dell’eccidio per posare fiori e recitare una preghiera alle 2 ragazze – si legge nell’annuncio social dell’escursionista -; per chi volesse partecipare puo’ unirsi a noi. La passeggiata prosegue a Cima Sulmona 2001 metri slm e Monte Morrone a quota 2061”.

La terribile mattanza si consumò il 20 agosto 1997 in località Mandra Castrata. Autore della strage fu Alivebi Hasani – meglio noto come Alì – pastore macedone. L’unica sopravvissuta alla strage fu Silvia Olivetti, sorella di Diana, scampata alla furia omicida fingendosi morta. Era l’estate del 1997. Tre giovanissime ragazze di Albignasego, Silvia, Diana e Tamara decisero di trascorrere le vacanze in Abruzzo. Appassionate di escursionismo si organizzano per esplorare il Parco Nazionale della Majella. La mattina del 20 agosto intraprendono il cosiddetto “sentiero delle Signore”, uno sterrato che conduce alla vetta della montagna. Come ricostruisce Il Giornale dopo circa due ore di cammino, giungono al rifugio Campotosto. Lungo la strada incrociano un pastore a cui domandano informazioni per una scorciatoia. Lo sconosciuto, dall’aspetto trasandato ma garbato, indica loro la via offrendosi di scortarle in prossimità di una piccola area boschiva. Le ragazze, entusiaste dell’aiuto, decidono di seguirlo. Arrivati in prossimità del bosco di Mandra Castrata il pastore estrae una pistola dalla tasca dei pantaloni intimando alle giovani di seguirlo tra la vegetazione. Silvia prova a reagire implorando lo sconosciuto di lasciarle andare. Lo straniero esplode un colpo d’arma da fuoco che le trafigge l’addome. Gravemente ferita, la 21enne si accascia al suolo e, nel tentativo estremo di salvarsi, si finge morta. Tamara grida, si dispera: il pastore non la risparmia e apre di nuovo il fuoco. Neanche per Diana c’è scampo. Lo straniero obbliga la ragazza ad appartarsi con lui tra gli alberi, tenta di violentarla decidendo poi di ucciderla a colpi di pistola. Intanto Silvia rinviene e, seppur sanguinante, riesce a guadagnare la fuga. Dopo ben 5 ore di cammino la 21enne, unica sopravvissuta alla strage, giunge in località Marane, frazione di Sulmona. “Hanno ucciso mia sorella e la mia amica!”, è il suo grido d’aiuto disperato prima di perdere i sensi. Mentre Silvia viene soccorsa e trasportata all’ospedale di Sulmona, i carabinieri passano al setaccio il monte Morrone. Dopo ore di ricerche, la mattina del 21 agosto, i militari rinvengono i cadaveri di Diana e Tamara all’interno del bosco. Poco distante dalla scena del crimine, c’è Alivebi Hasani che dorme serenamente. Il pastore, un clandestino macedone di 24 anni, non oppone resistenza né nega di aver ucciso le due giovani escursioniste. “Sono stato io a uccidere le ragazze”, confessa. A notte fonda per lo straniero si spalancano le porte del carcere di Sulmona.
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