Un grande piano di manutenzione per Frosinone. L’opera delle opere

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(di Dario Facci) “Frosinone ha bisogno di un grande Piano di manutenzione”. Lo dice il consigliere comunale di Frosinone, socialista, Vincenzo Iacovissi.

Si impegna in un lungo elenco Iacovissi, che, come dice, parte dalle condizioni delle strade per estendersi all’arredo e al decoro urbano. Un elenco che tocca molti punti della città e presenta innegabili necessità. Orbene, tralasciando per un attimo l’utile opera di elencazione che il capogruppo del PSI ha prodotto, è proprio il concetto di base che appare importante. Frosinone non ha, infatti, bisogno “solo” della sistemazione di quei punti della città, ha bisogno proprio di “un grande Piano di manutenzione”. Uno strumento speciale insomma che è ben altra cosa della normale amministrazione che la manutenzione evoca in qualsiasi attività di amministrazione pubblica. Si tratterebbe di una “non normale manutenzione” in sintesi. Ed è il dito nella piaga. Infatti, non certo solo a Frosinone, la seconda fase, cioè quella della manutenzione delle opere pubbliche è un problema molto serio. Un’abile amministrazione, come ha dimostrato di essere quella di Frosinone nell’ottenimento dei fondi, riesce a realizzare opere anche molto importanti. Ma le risorse per mantenerle? La manutenzione fa parte di un altro capitolo, vischioso, oscuro, vastissimo e complicato. Da quando è invalsa la pratica dell’esternalizzazione dei servizi, cioè di affidare a terzi e non a squadre di dipendenti, le operazioni di gestione, per esempio, del verde pubblico, la faccenda è divenuta più difficile e macchinosa. Non basta ordinare servizi, bisogna imbastire gli appalti e poi rinnovarli, farne tanti… perdere un sacco di tempo. Chi ridipinge le staccionate? Chi pota le piante, chi le annaffia? Chi taglia le erbacce e quando? Chi cura, tanto per restare alla stretta attualità, le piantine della nuova piazza Turriziani ed evita che quelle lunghe fioriere non diventino in un batter d’occhio un immondezzaio? E la villa comunale? Il sampietrino saltato? Il parco Matusa? Tutte le essenze che si trovano nel parcheggio dell’ascensore inclinato? Le siepi della Monti Lepini? Davvero bisogna aspettare che le erbacce crescano a dismisura per tagliarle (una volta) a primavera inoltrata o che le staccionate diventino segatura perché nessuno può dargli una mano di vernice protettiva? Problemi di tutte le città, problemi che rovinano anche l’impegno per realizzarle quelle opere. Un “Piano della manutenzione”, serve davvero. Sembra banale ma è tutt’altro se si pensa a un’opera straordinaria e perenne. L’opera delle opere che non finisce mai, che consegna alla storia e al successo chi riesce a realizzarla.
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