Il Tribunale di Roma ha dichiarato decaduto il consigliere regionale di Forza Italia Marco Colarossi, 24 anni, che era stato originariamente eletto con il Movimento 5 Stelle salvo poi transitare nel partito di Silvio Berlusconi. Al suo posto subentrerà dunque il primo dei non eletti della lista grillina, Vincenzo D’Antò. Ed è stato proprio D’Antò a presentare ricorso al Tribunale sostenendo l’ineleggibilità di Colarossi. in quanto candidatosi alla Pisana nelle elezioni regionali dle 2023 quando ancora era dipendente dello stesso ente.
Colarossi, infatti, nella legislatura 2018-2023 era assunto a tempo determinato come collaboratore dell’ex assessora al Turismo della giunta Pd-M5s Valentina Corrado. Ma per candidarsi avrebbe dovuto presentare le dimissioni da quell’incarico entro la data ultima di presentazione delle liste per le elezioni regionali di metà febbraio. Colarossi ha sempre sostenuto di aver presentato la lettera di dimissioni l’11 gennaio (quindi entro i termini) ma – non è chiaro per quale motivo – la nota è stata protocollata solo il 20 febbraio, una settimana dopo le elezioni regionali e, dunque, di certo oltre i termini stabiliti dalla legge. Ed è il protocollo quello che conta, tanto che il Tribunale ha stabilito che le dimissioni del Colarossi “sono state protocollate e datate presso l’ufficio competente secondo il corretto iter procedimentale”, e “non possono ritenersi, di conseguenza, in alcun modo valide le dimissioni ritenute rassegnate dal Colarossi presso l’assessorato regionale”. Sempre il Giudice civile ha dato disposizione ai competenti uffici del Consiglio regionale di provvedere alla decadenza di Marco Colarossi “dalla carica di consigliere regionale” disponendo “la correzione del risultato delle elezioni regionali” e, dunque, con la proclamazione del primo dei non eletti, Vincenzo D’Antò che, deve essere anche risarcito da Colarossi, con una provvisionale di 6.000 euro. Come abbiamo già raccontato (leggi qui), il Senatore e presidente della Lazio, Claudio Lotito. aveva presentato a Palazzo Madama una norma che aboliva l’ineleggibilità alla carica di consigliere regionale di chi è dipendente dello stesso ente per cui corre. Ma non c’è stato nulla da fare.
