(di Cesidio Vano) Ci fu un tempo a Roma, nemmeno molto lontano, quando i 5 Stelle volevano usare le pecore per tosare parchi e prati della Capitale. Erano i tempi di purezza grillina, quando ancora si teneva in tasca l’apriscatole per il Parlamento. Poi le cose sono cambiate e si è capito che il potere logora: sia chi ce l’ha, che chi non ce l’ha.
Sta di fatto che quando la sindaca della Capitale, Virginia Raggi – era il 2020 anno funestato dal Covid -, propose di utilizzare le pecore per gestire il verde pubblico, in molti esultarono e si scuoiarono le mani per gli applausi. Ma lui no. Lui era, anzi è, Pietro Maria Scaldaferri, all’epoca del fattaccio ‘Direttore della Gestione Territoriale Ambientale’. Lo disse subito: non si può fare e soprattutto non si possono mandare a casa o non impiegare gli addetti alla manutenzione del verde che già sono assunti. Sarà pure vero che una buona parte di questi la falce non la vedevano se non sulla scheda elettorale (visto che una quarantina svolgevano ruoli amministrativi) ma – leggi e norme alla mano – non potevano essere sostituiti con le pecore. Dopo questa sortita, Scaldaferri fu allontanato dalla direzione che guidava. Non è stato mai chiarito, ne smentito, che fosse per i suoi preconcetti ‘anti-ovini’, sta di fatto che il Nostro è stato costretto a fare ricorso al Giudice e che il ricorso lo ha anche vinto. Ora dovrà essere risarcito – come spiega anche Repubblica –, per essere stato malamente ‘cacciato’ dal suo posto di dirigente, con ben 107mila euro. Per sostituirlo, infatti, si era sollevata una questione di incompatibilità ambientale al settore… Ambiente. Vabbeeeeeé. Venendo invece alle ragioni giuridiche che hanno convinto il Giudice a censurare il provvedimento con cui il dirigente era stato destinato ad altro, queste sono connesse con l’illegittimità con cui si è formato il relativo atto: il tutto senza che interessato ricevesse preventivamente contestazioni specifiche e preavvisi. Il Campidoglio aveva sì lamentato un presunto “mancato riscontro di richieste di informazioni, nonché l’adozione di comportamenti non compatibili con i doveri di correttezza” ma il provvedimento di revoca – per il Giudice – non risulta essere stato adottato nel rispetto dei vincoli normativi. Ovvero non vi era stato mai il coinvolgimento del contro-interessato (cioè lo stesso dirigente, che in sostanza non aveva mai potuto dire la sua e difendersi). Il giudice ha riconosciuto una violazione eclatante: Scaldaferri è stato allontanato senza una preventiva contestazione.
