Sessanta mila euro in più in busta paga per ognuno dei 256 dirigenti apicali della regione Lazio. Il ‘regalo’ – che fa lievitare da 187mila a 240 mila euro annui gli stipendi in questione – è stato deciso dalla giunta regionale del governatore Francesco Rocca ed è finito nel mirino della sigla sindacale Fials, preoccupata dal fatto che i soldi necessari a coprire l’aumento contrattuale vengano sottratti alla Sanità.
La segreteria provinciale della Fials di Roma, infatti, chiede direttamente a Rocca di chiarire se “i 60 mila euro per dirigenti sono stati tolti all’assistenza dei malati?” dicendosi sorpresa per “il prezioso regalo che la Regione Lazio ha elargito ai dirigenti dell’ente territoriale che andranno a percepire dagli attuali 187mila euro ai 240 mila annui. Davvero tanti soldi considerando che i dirigenti sono a tutt’oggi 256”. Il sindacato annota anche che il Lazio è la regione dove i cittadini pagano l’Irpef più salata “a causa di ammanchi nelle finanze sanitarie e, riflettendo sull’annosa mancata assunzione anche dopo le uscite certe dei pensionamenti, abbiamo assistito a pochissimi nuovi ingressi. Che dire quindi? Non vorremmo che i soldi erogati in aumenti contrattuali siano stati tolti alla sanità tenendo bene a mente che il 70% del bilancio regionale è dedicato proprio a questo settore”. Lo stanziamento per pagare tali aumenti è stato inserito nel bilancio approvato nei giorni scorsi alla Pisana e previsto, in coda all’ultima legge regionale sui “debiti fuori bilancio”, approvata i primi di giugno. Dalla Fials si chiedono e chiedono: “Come risponderà il governatore Rocca a queste nostre disquisizioni? Ma soprattutto come risponderà a quei cittadini che sono costantemente vittime delle liste d’attesa infinite, delle agende chiuse e dei ritardi negli interventi chirurgici programmati? Peraltro, in questo periodo, i dipendenti della sanità saranno costretti a fare turni snervanti per coprire i colleghi in ferie e altrettanto faranno questi al loro ritorno. Chissà se il governatore Rocca sarà in grado di spiegare a costoro che oltre al pagamento delle ore di lavoro straordinario non percepiranno null’altro”. E riferendosi ai lavoratori della sanità, aggiunge: “L’ultimo aumento contrattuale è stato di circa 105 lordi euro al mese, diciamo una miseria in compenso a quanto già descritto. E mentre infermieri e tecnici di Asl e ospedali sono costretti anche a lavorare in ambienti con la climatizzazione fuori uso, quasi fossero lavoratori di serie B agli altri viene elargito un premio in denaro che si porteranno fino alla pensione”.
