Lazio – Donne ‘condannate’ a guadagnare meno degli uomini. L’analisi Uil-Eures: disparità fino al 40%

Cesidio Vano
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(di Cesidio Vano) “Donna, tu partorirai con dolore… e guadagnerai sempre meno dell’uomo!”. Deve esserci stata una distrazione negli amanuensi che nei primi secoli del secondo millennio ricopiavano il testo sacro e una parte dei quel versetto che riporta il monito di Dio all’uomo, dopo la cacciata di Adamo ed Eva dal paradiso terrestre, deve essere andato perso per sempre. Altrimenti non si spiega. Perché, per le donne due restano le certezze: i dolori del parto e gli stipendi più bassi per le lavoratrici, come conferma l’ultima ricerca condotta dalla Uil Lazio e Eures, in merito alla situazione lavorativa e disparità di genere, con focus sulla regione e Roma Capitale. Il tutto nonostante gli sforzi finora profusi e le norme di legge emanate. Segno che occorre fare molto di più.

La cura dei figli, soprattutto nei primi anni di vita, la necessità di assistere gli anziani e il tempo da dedicare alla casa, sono poi le ragioni – in un mondo in cui l’invocata parità sembra infrangersi con la realtà dei fatti – per cui le donne spesso scelgono (o sono costrette dalle circostanze a scegliere) il lavoro part-time, che ulteriormente pesa sul rapporto retributivo. Dall’analisi Uil Lazio e Eures emerge che esistono dei settori lavorativi in cui la battaglia per la parità di stipendi tra i generi è parsa dall’inizio. Le donne che lavorano in attività scientifiche, finanziarie, immobiliari e per fino nella comunicazione, sembrano condannate: risultano avere ‘buste paga’ puntualmente meno corpose di quelle dei loro colleghi uomini. Per avere qualche chance in più, resta il mondo della scuola: l’insegnamento parrebbe essere il settore in cui la battaglia può essere ancora vinta. GLI STIPENDI NEL LAZIO Nel mondo scientifico o tecnologico, nel Lazio, lo stipendio medio di un lavoratore si attesta intorno ai 35 mila euro annuali, se uomo. Perché quello di una sua collega è di poco inferiore ai 23 mila euro (-34%). La situazione è nettamente peggiore, poi, se si prende in esame il comparto immobiliare (trattative/compravendita) dove a fronte dei circa 35 mila euro della retribuzione maschile, quella femminile è pari a 20.500 euro, con una differenza prossima alla metà (43,7%). Nelle attività finanziarie e assicurative il gap è del 30% (66 mila euro gli uomini, poco meno di 47 mila per le donne). Le cose non cambiano se l’analisi affronta i settori dell’informazione e della comunicazione, nonostante i dati dicano anche proprio in questi comparti la presenza femminile è maggiore. Lo stipendio delle donne è di circa il 25% più basso rispetto a quello dei loro colleghi uomini: circa 32 mila euro la retribuzione maschile e quasi 24 mila quella femminile. La differenza è sempre del 25% anche nel ettore del noleggio e delle agenzie di viaggio: annualmente un lavoratore percepisce in media 17 mila euro, mentre una lavoratrice si ferma a 13 mila. Passando al mondo della Sanità e dell’assistenza sociale, un uomo impiegato in tali settori porta a casa circa 26 mila euro annui; una donna 18 mila. Anche nelle attività artistiche e di intrattenimento, al musica è la stessa: differenza a danno delle donne del 23,9%. Anche in un settore che si pensava potesse far ben sperare, come quello del personale domestico si inverte la tendenza: la differenza di retribuzione raggiunge il 35%, ovvero 16 mila euro annuali per gli uomini e 10 mila per le donne. LAVORATRICI E IL PART TIME L’analisi di Uil e Eures – come anticipato – suggerisce che in molti casi la differenza retributiva “è probabilmente dovuta soprattutto all’utilizzo del part time: circa la metà delle lavoratrici della regione infatti ha un contratto part time (48,3% – a Roma città 46%), mentre i lavoratori nella stessa condizione contrattuale nel Lazio e nella Capitale sono pari al 25%”. Il segretario generale della UIL Lazio, Alberto Civica, così commenta i dati della ricerca: “E qui torniamo al punto di partenza: nonostante la tanto decantata parità, spetta prevalentemente alle donne la cura dei figli e l’organizzazione famigliare, tanto da ‘costringere’ molte di loro a chiedere un part time o, in alcuni casi, ad abbandonare completamente il lavoro”. Nel 2023 infatti risultavano inattive nel Lazio 724 mila donne e 430 mila uomini. “Dati preoccupanti – continua Civica – che ci fanno comprendere quanto in realtà siamo ancora distanti dalla parità e quanto le donne continuino a subire gli effetti di una società maschilista, spesso evoluta nelle dichiarazioni ma bloccata nella sostanza”.
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