Ufficialmente pastori e muratori, nella vita spacciatori. E’ quanto sarebbe emerso nell’inchiesta avviata dai carabinieri a seguito dell’operazione antidroga denominata “Pineta bianca” e che aveva fatto scattare l’arresto per 15 persone. Nei giorni scorsi il giudice del tribunale di Roma ha pronunciato le sentenze di condanna che vanno dai cinque a dodici anni. Unico assolto L. A. difeso dall’avvocato Riccardo Masecchia.
L’attività investigativa, avviata nel gennaio 2017, aveva permesso di sradicare una organizzazione criminale dedita al traffico e allo spaccio di ingenti quantitativi di sostanza stupefacente che operava nella provincia di Frosinone. L’attività criminosa veniva espletata nel capoluogo ciociaro, Ferentino, Anagni, Alatri e Veroli. Ma anche nella periferia sud di Roma. L’organizzazione malavitosa era guidata da pregiudicati albanesi che operavano in combutta con alcuni italiani. Lo stupefacente veniva approvvigionato grazie a canali della criminalità romana. Sovente veniva nascosto sotto a delle pietre dei giardini o tra i cespugli delle pinete. Da qui la denominazione dell’operazione “Pineta bianca”. Nel corso delle indagini sono stati sequestrati 355mila euro in contanti e circa 8 chili tra cocaina, hashish e marijuana. Lo stupefacente, una volta tagliato, avrebbero fruttato circa 50mila dosi. Il giro di affari toccava circa un milione di euro. Nel collegio difensivo gli avvocati Tony Ceccarelli, Marco Maietta, Marilena Colagiacomo, Bruno Naso, Christian Alviani, Emanule Incitti e Riccardo Masecchia. Mar. Ming.
