(di Cesidio Vano) Meno di un Comune su due nel Lazio – tra quelli destinatari di beni confiscati alle mafie – pubblica i dati dei beni immobili disponibili o dei soggetti a cui sono stati destinati.
A sollevare la questione è stato il Terzo Report Nazionale “RimanDati” sullo stato della trasparenza dei beni confiscati nelle amministrazioni locali e sull’utilizzo sociale dei beni confiscati, realizzato dall’Associazione Libera in collaborazione con il Gruppo Abele e il Dipartimento di Culture, Politica e Società dell’Università di Torino. L’analisi ha rilevato come nella Regione Lazio, su 76 comuni coinvolti, solo 37 (quindi appena il 48,7%) sono quelli che adempiono all’obbligo di pubblicazione dell’elenco degli stessi beni sul sito internet ufficiale dell’ente. La vicenda è finita ora in un’interrogazione regionale a firma dei consiglieri Mario Ciarla e Marta Bonafoni (del gruppo Pd) tramite cui viene chiesto al governatore del Lazio di intervenure presso gli enti locali inadempienti per promuovere l’adempimento della pubblicazione dei dati inquestione, tenuto conto anche, il comportamento negligente è sanzionato quale “responsabilità dirigenziale”. Inoltre, i due consiglieri sottolineano anche come – in base ad un altro studio, presentato da Libera lo scorso mese di marzo – nel territorio laziale ci sono ben 2.688 beni immobili tolti alle mafie e dati in gestione, quindi ancora in attesa di assegnazione, mentre sono solo 938 i beni confiscati e già destinati. La normativa in materia, infatti, prevede che i beni immobili siano “trasferiti per finalità istituzionali o sociali ovvero economiche, con vincolo di reimpiego dei proventi per finalità sociali, in via prioritaria, al patrimonio indisponibile del comune ove l’immobile è sito, ovvero al patrimonio indisponibile della provincia, della città metropolitana o della regione, specificando altresì che gli enti territoriali provvedono a formare un apposito elenco dei beni confiscati ad essi trasferiti, che viene periodicamente aggiornato con cadenza mensile. L’elenco, reso pubblico nel sito internet istituzionale dell’ente, deve contenere i dati concernenti la consistenza, la destinazione e l’utilizzazione dei beni nonché, in caso di assegnazione a terzi, i dati identificativi del concessionario e gli estremi, l’oggetto e la durata dell’atto di concessione”. Ma, a quanto pare, molti comuni e enti sono refrattari a tale obbligo.
