(di Cesidio Vano) Quattro episodi, quattro crimini di guerra che sono stati letteralmente lasciati nel dimenticatoio per anni: cinque omicidi e un episodio di maltrattamenti con furto perpetrati dai militari tedeschi in Ciociaria, subito dopo la proclamazione dell’armistizio dell’8 settembre 1943. Quattro storie semplici, che di eroico hanno le vite perse degli sfortunati protagonisti. Quattro storie semplici che, a pochi giorni dal 25 aprile, festa della Liberazione dal nazi-fascismo, vogliamo ricordare. Avvenimenti, che sono accaduti a Frosinone, Cassino, Roccasecca e Campoli Appennino, denunciati all’autorità giudiziaria militare dell’epoca, ma che sono rimasti celati nel celeberrimo ‘Armadio della vergogna’ di palazzo Cesi-Gaddi a Roma (in foto), sede della magistratura militare: un armadio vero e proprio, che fu rinvenuto solo nel 1994, con le ante rivolte verso il muro – così che nessuno potesse agevolmente consultarne il contenuto – in un locale dell’immobile di via degli Acquasparta.
In quel armadio erano contenuti i fascicoli d’inchiesta riguardanti il periodo della seconda guerra mondiale. Si trattava di 695 dossier e un Registro Generale riportante 2.274 notizie di reato, raccolte dalla Procura generale del Tribunale supremo militare, relative a crimini di guerra commessi sul territorio italiano durante la campagna d’Italia (1943-1945) dalle truppe nazifasciste. Tra quelle migliaia e miglia di violenze e uccisioni, c’erano anche le quattro storie che giungevano dalla provincia di Frosinone e che non hanno mai trovato giustizia. La scoperta dei fascicoli avvenne durante le indagini per il processo al ex SS Erich Priebke, condannato all’ergastolo per aver partecipato alla pianificazione e alla realizzazione dell’eccidio delle Fosse Ardeatine, ma non mancarono poi anche ulteriori ostacoli e resistenze alla ripresa delle indagini su delitti ormai vecchi di oltre 50 anni. Nel 2003, fu istituita una Commissione parlamentare d’inchiesta per fare chiarezza sull’occultamento dei fascicoli e sulle indagini mai svolte. A presiederla, un ciociaro: l’onorevole sorano Flavio Tanzilli. La commissione operò fino al 2006, raccogliendo una mole ragguardevole di documenti, circa 80.000, e interrogando più di trenta militari, giornalisti e politici. Una certa risonanza ebbero le audizioni di Giulio Andreotti e di Oscar Luigi Scalfaro. Poi la Commissione depositò la sua relazione conclusiva e una vastissima mole di documenti. Alcuni dei quali, solo di recente, sono stati desecretati e ci permettono oggi di raccontare le storie delle quattro violenze, con cinque omicidi, consumatisi negli ultimi mesi del 1943 in provincia di Frosinone. CAMPOLI APPENNINO Violenza con omicidio contro militari italiani – L’episodio di Campoli Appennino è datato 10 settembre 1943, due giorni dopo che la notizia della firma dell’armistizio tra Italia e Stati Alleati è stata resa nota. La vittima è un carabiniere, Francesco Del Vicario, originario del luogo. Aveva 39 anni. Il militare fu ucciso da dai tedeschi con una raffica di mitragliatrice, mentre cercava di sottrarsi ad un rastrellamento da parte di circa una ventina di soldati nazisti. Gli autori dell’assassinio non sono mai stati identificati. Nel marzo 1969 il pm militare “poiché, a seguito delle opportune indagini esperite non si è potuto accertare l’identità personale degli imputati, che, sono rimasti sconosciuti; che pertanto allo stato non si ravvisa la possibilità di ulteriori fruttuose indagini” chiede al giudice istruttore di archiviare il tutto. L’archiviazione arriva pochi giorni dopo. CASSINO Violenza con omicidio – L’episodio di Cassino è denunciato alle autorità militari nel 1944 da un esposto firmato dal giovane alunno contrattista presso l’Ufficio telegrafico di Roma Termini, Francesco Bosco, che racconta come i tedeschi, il 29 ottobre 1943 abbiano aggredito e arrestato il fratello minorenne e poi ucciso la madre oltre un’altra donna, ferendone una terza. Nella mattinata di quel 29 ottobre, una pattuglia tedesca stava ispezionando la ferrovia nel tratto Cassino-Roccadevandro e notò un cavo telefonico reciso. Ritenendo quello un atto di sabotaggio, i militari tedeschi si misero subito a cercare i responsabili. Sfortuna volle che nei pressi si trovasse un ragazzo di 17 anni, il fratello di Francesco, che fu subito aggredito con calci, pugni, schiaffi e sputi. Il giovane fu alla fine portato via dai militari. Di quanto stava accadendo si accorse la madre del minorenne che accorse verso i soldati professando l’innocenza del figlio, ma non fu creduta, anzi per allontanarla i militari spararono diversi colpi d’avvertimento. Nel pomeriggio, la madre, assieme alla figlia Maria e a due donne vicine di casa, decisero di recarsi a Cassino – la famiglia abitava in una casa a servizio del casello ferroviario a due chilometri dalla Città – presso il comando tedesco al fine di far liberare il ragazzo. A Cassino, le quattro donne riuscirono a parlare con un militare tedesco, a cui raccontarono la vicenda, chiedendo aiuto. L’uomo finse di interessarsi alla loro storia e le condusse in lungo e in largo alla ricerca del luogo dove fosse detenuto il 17enne. Ma era solo finzione: sulla via del ritorno a casa, quello stesso militare sparò quattro colpi di pistola contro le donne, uccidendo la madre del ragazzo e ferendo gravemente una delle due vicine di casa, poi si diede alla fuga. L’esposto poi racconta anche del rastrellamento subito dalla famiglia e della fuga in montagna fino alla liberazione. La vicenda, però, arriva all’attenzione della giustizia solo nel 1995, dopo il ritrovamento dell’armadio. Il Pm chiede l’archiviazione poiché “alla data della ricezione degli atti il reato di cui si tratta era già estinto per prescrizione”. Il Gip archivia. ROCCASECCA Violenza con omicidio – La vittima è Giuliano Gemmiti. L’assassinio è avvenuto il 1° ottobre 1943. Gemmiti, che lavorava come operaio alla manutenzione ferroviaria, viveva nella Casa Cantoniera al Km. 26+824 della linea Roccasecca-Avezzano. Fu ammazzato con un colpo di fucile mitragliatore da alcuni tedeschi che erano arrivati presso la sua abitazione intenzionati a portare via con loro un grasso maiale, per sfamarsi nella ritirata verso Nord. Gemmiti si oppose alla requisizione e fu ammazzato senza pensarci due volte. Tanto valeva la vita di un uomo in quei giorni. FROSINONE Maltrattamenti e furto – Il reato è denunciato ai Carabinieri di Castel del Giudice (Campobasso) il 2 ottobre 1944 e riguarda due episodi che si sono consumati nello stesso centro molisano ed a Frosinone, rispettivamente in data 13 e 15 ottobre 1943, quando alcuni militari tedeschi – che avevano proceduto a prelevare dalle loro abitazioni quattro persone, accusate di aver dato ospitalità a prigionieri inglesi in fuga, li interrogarono con metodi molti spicci e si appropriarono poi di quanto di valore essi avevano addosso e nelle tasche: oggetti preziosi e denaro contante. Il procedimento contro ignoti è gestito dalla procura militare di Napoli nel 1966 e il giudice istruttore nel 1968 dichiara di non doversi procedere per essere rimasti ignoti gli autori.
