Alvito – Il paese si prepara per l’80° dalla fucilazione del partigiano Giuseppe Testa

Cesidio Vano
4 MIn Lettura
(di Cesidio Vano) Con una prima riunione, che si è svolta nei giorni scorsi presso il Comune di Alvito, alla presenza del sindaco Luciana Martini è stata avviata l’organizzazione delle manifestazioni che il Municipio della Valcomino intende realizzare il prossimo mese di maggio per ricordare e celebrare gli ottant’anni dall’assassinio di Giuseppe Testa, partigiano ventenne, medaglia d’oro al valor militare alla memoria, originario della Valle Roveto, che l’11 maggio 1944 fu fucilato dai tedeschi nella località Fontanelle ad Alvito.

L’occasione, però, potrebbe essere utile anche e ritrovare la memoria di un altro alvitano vittima delle violenze che i nazisti operarono in tutta Italia dopo l’armistizio dell’8 settembre 1943: Giovanni Rosati, di 39 anni, assassinato da due militari tedeschi in ritirata (ad Alvito erano appena arrivati i liberatori neozelandesi) che gli spararono, a distanza, due colpi di pistola finendolo, una volta che lo avevano notato avvicinarsi festante ai militari alleati: era il 29 maggio 1944. A ricordare questo episodio, nella frazione di Sant’Onofrio dove avvenne la tragedia, c’è un’antica lapide – solo 5 anni fa riportata alla luce dal nipote di Giovanni, Vincenzo, che l’ha recuperata sotto metri di terra che nei decenni l’avevano sepolta – su cui è inciso il racconto del supplizio.La vicenda di Giuseppe testa è invece più nota e annualmente ricordata ad Alvito con una cerimonia che coinvolge anche le scolaresche. Il giovane geometra, nato a Morrea il 25 maggio 1924, impiegato presso la Direzione del Genio militare di Roma, arrestato dai tedeschi a Monterotondo, riuscì a liberarsi e fuggire. Raggiunse così il suo Abruzzo, dove sulle montagne prima affiancò l’attività di un sacerdote della Valle di Roveto (don Savino Ursini, che con altri giovani del luogo aveva costituito un comitato per l’assistenza ai detenuti politici, ai prigionieri alleati e ai militari italiani sbandati) e successivamente assunse il comando di un distaccamento della Banda “Patrioti della Marsica”. Fu tradito e qualcuno segnalò l’attività del comitato di assistenza ai nazisti che catturarono di nuovo Testa nel marzo 1944, assieme a don Ursini e due collaboratori del sacerdote (Pietro Casalvieri e Paolo Antonio Gemmiti). Fu portato al Comando di Sora dove, nonostante le torture durate diverse settimane, il giovane non rivelò nulla ai tedeschi. Dopo un processo sommario davanti al Tribunale militare tedesco, Testa fu condannato a morte, condotto ad Alvito e fucilato. Una lettera, data 16 maggio 1944, scritta dall’abate don Crescenzo Forte, parroco di Alvito – che ha assistito fino all’ultimo il condannato -, racconta l’esecuzione. La motivazione della medaglia d’oro così recita: “Giovane ardente e di alti sentimenti di amore patrio, abbracciava con entusiasmo la causa dei partigiani, costituendo nel suo paese un comitato per l’assistenza dei prigionieri di guerra alleati e dei militari italiani sbandati. Arrestato per vile delazione di un militare tedesco fintosi inglese, non svelava, malgrado torture e minacce, l’organizzazione clandestina e il luogo dove era occultato un soldato alleato. Processato da un tribunale tedesco, benché promessagli salva la vita se avesse parlato, preferiva la morte. Dinanzi al plotone d’esecuzione, con virile fermezza, offriva la sua nobile e giovane vita per la libertà della Patria“.
Condividi questo articolo
Nessun commento