La Storia – Da Sora a Monza per realizzare un sogno fatto di inclusione e amore: l’esempio di una famiglia eccezionale

Roberta Pugliesi
3 MIn Lettura
(di Roberta Pugliesi) Percorrere 700 km per realizzare un sogno, per coltivarlo e credere davvero che nella vita di un bimbo autistico ci siano possibilità, occasioni, speranza. Chantal, Umberto, Aurora non perdono mai il sorriso, sono una squadra, una rete e per questo a loro nulla pesa pur di seminare ogni giorno il seme del futuro per il loro Filippo affetto da autismo.

E così mamma, papà e sorellina lo hanno portato a Monza, dove sorge la famosa Pizzaut, la prima pizzeria al mondo interamente gestita da ragazzi autistici. Ad accoglierli il proprietario Nico Acampora. Ed è in quella pizzeria che si nutre l’inclusione ricevendo indietro non solo buonissime pizze ma soprattutto l’abbraccio più bello del mondo. “Lorenzo, cameriere Autistico – racconta mamma Chantal – durante la sua presentazione agli ospiti del ristorante mi vede piangere e spontaneamente viene ad abbracciarmi per dimostrarmi il suo affetto. Questo gesto lo porterò sempre nel cuore e spero che serva a far capire al mondo che anche i bambini, i ragazzi e gli adulti autistici hanno un cuore e delle emozioni. Non sono anaffettivi, come spesso vengono etichettati. Alcuni sono restii a ricevere o dare abbracci o magari non amano il contatto fisico ma ciò non toglie che hanno anche loro un’anima e dei sentimenti. Siamo voluti andare a Pizzaut per vivere di persona quello che potrebbe essere il futuro di nostro figlio e per aumentare la speranza di una vita dignitosa. L’autismo va accolto ed anche in una città come Sora dobbiamo aprire la mente ed il cuore anche alle persone con difficoltà”. Pizzaut è la dimostrazione che si può fare tanto se davvero si crede in un progetto e tutto quello che torna indietro sono gioia e speranza in un mondo migliore. “Fate conoscere l’autismo – è l’invito di una giovane madre col volto sempre sorridente – parlate di autismo. Io e mio marito siamo sempre a disposizione dei genitori che vogliono un consiglio, un confronto, ma anche un conforto o uno scambio di informazioni. Dobbiamo parlare di autismo, dobbiamo farlo conoscere a tutti, perché solo così possiamo garantire ai nostri figli un futuro migliore in una società che oggi è pronta a comprendere le persone autistiche e le loro necessità. La battaglia che oggi stiamo affrontando noi, domani potrà essere la stessa battaglia che dovrà combattere tuo figlio, o tuo nipote, o i figli dei tuoi nipoti. E allora non voltarti dall’altra parte, prova a conoscere l’Autismo, prova a comprendere l’Autismo e soprattutto non giudicare se non conosci. Informati, formati e fai conoscere l’Autismo”.
Condividi questo articolo
Nessun commento