Lazio – Nel 2022, 28mila giovani abbandonano la scuola e 3.700 cervelli in fuga

Cesidio Vano
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(di Cesidio Vano) Sono stati 28.000 nel Lazio i giovani – tra i 18 e i 24 anni – che, nel 2022, hanno abbandonano prematuramente gli studi o percorsi di formazione professionale, pari al 7,4% della popolazione di riferimento tra i 18 e 24 anni.

Un dato che, ad ogni modo, appare tra i meno peggio d’Italia. Anche perché migliora di 4,2 punti percentuali rispetto al dato del 2019. Con il Lazio che si colloca, così, in coda alla classifica nazionale delle regioni (fanno meglio solo Umbria, Marche e Basilicata). Sono invece Sicilia (con 67.000 giovani che hanno abbandonato la scuola, pari al 18,8%); Campania (con 72.000 abbandoni e una percentuale del 16,1%) e Sardegna (con 14.000 abbandoni e una percentuale del 14,7%) a salire sui primi tre podi nazionali. L’analisi è stata condotta dall’ufficio studi della Cgia di Mestre che ha contato in 500.000 i giovani che hanno lasciato la scuola nel 2022, mentre i cosiddetti “cervelli in fuga” (ovvero coloro che sono andati all’estero a studiare o a lavorare dopo lo studio in Italia) sono appena 55.500 poco più di un decimo di chi rinuncia a conseguire un titolo di studio. “Nel 2022 i giovani che in Italia hanno abbandonato la scuola prematuramente – spiegano infatti dalla Cgia – sono stati 465.000, pari all’11,5 per cento della popolazione presente nella fascia di età compresa tra i 18-24 anni. Sempre nello stesso anno, invece, i cosiddetti “cervelli in fuga” che se ne sono andati dal nostro Paese per trasferirsi all’estero sono stati 55.500. In buona sostanza i primi sono un numero 8 volte superiore a quello dei secondi”. “Nel 2022 i giovani che in Italia hanno abbandonato la scuola prematuramente – spiegano infatti dalla Cgia – sono stati 465.000, pari all’11,5 per cento della popolazione presente nella fascia di età compresa tra i 18-24 anni. Sempre nello stesso anno, invece, i cosiddetti “cervelli in fuga” che se ne sono andati dal nostro Paese per trasferirsi all’estero sono stati 55.500. In buona sostanza i primi sono un numero 8 volte superiore a quello dei secondi”. Dalla Cgia parlano di “due problematiche estremamente delicate che, tuttavia, continuano ad avere, da parte dell’opinione pubblica, livelli di attenzione molto diversi. Se la dispersione scolastica non è ancora avvertita come una piaga educativa con un costo sociale spaventoso, la “fuga” all’estero di tanti giovani, invece, lo è, sebbene il numero della prima criticità sia molto superiore a quello della seconda”. I valori che si registrano nel Lazio ben calzano alla realtà italiana appena descritta. Infatti, a fronte dei ricordati 28.000 giovani tra i 18 e i 24 anni che abbandonano gli studi, sono 3.760 i cosiddetti “cervelli in fuga”, con un rapporto di 7 a 1 (sette abbandoni per ogni studente emigrati all’estero). Un primo problema che deriva da questa situazione è la difficoltà per le Pmi a trovare personale preparato. “Se a queste specificità che caratterizzano il nostro mondo giovanile – scrivono dalla Cgia – aggiungiamo anche la crisi demografica in corso e la “rivoluzione digitale” ormai alle porte, tutto ciò avrà delle ricadute pesantissime anche per le nostre imprese. Con sempre meno giovani e per una parte importante di essi con un livello di istruzione insufficiente, per tantissime Pmi trovare del personale preparato da inserire nei processi produttivi sarà una mission impossibile”. Il tutto in un Paese, come l’Italia, che rispetto a molti altri Paesi europei, nel campo dell’istruzione/formazione scolastica presenta due grossi problemi: “1) un basso numero di diplomati e di laureati, soprattutto in materie scientifiche – elencano dall’ufficio studi -. Se in tempi ragionevolmente brevi non riusciremo a recuperare il gap con i nostri competitor, corriamo il pericolo di un impoverimento generale del sistema Paese; 2) una elevata povertà educativa che, secondo gli esperti, va di pari passo con la povertà economica. Le cause che determinano la “fuga” dai banchi di scuola sono principalmente culturali, sociali ed economiche: i ragazzi che provengono da ambienti socialmente svantaggiati e da famiglie con un basso livello di istruzione hanno maggiori probabilità di abbandonare la scuola prima di aver completato il percorso di studi che li porta a conseguire almeno il diploma di maturità”.
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