Scorie nucleari – Rinuncia il Comune piemontese, trema il Lazio

Cesidio Vano
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(di Cesidio Vano) L’unico comune italiano, che aveva proposto la sua candidatura ad ospitare il Deposito nazionale delle scorie nucleari, si è tirato indietro. Ora è il Lazio a rischiare di essere la regione sede della struttura che dovrà raccogliere i rifiuti nucleari provenienti da tutta Italia e questo perché su 51 aree idonee per la realizzazione del mega-bunker atomico, ben 21 (oltre il 40%) ricadono in provincia di Viterbo, dove, tra l’altro, sorge già – e sta per essere smantellata – la ex centrale atomica di Montalto di Castro, messa in stand by dopo i referendum contro il nucleare.

Ad aver avanzato l’autocandidatura – allettato dagli incentivi economici, infrastrutturali e occupazionali promessi al territorio che ospiterà il Deposito delle scorie – era stato, lo scorso 12 gennaio, il Comune di Trino Vercellese. Ma l’intenzione è durata appena un paio di mesi, perché una volta che si è diffusa la notizia dell’intenzione espressa dalla Giunta comunale del centro piemontese, i comuni vicini e le province interessate hanno fatto fiamme e fuoco, annunciando ricorsi e iniziative di protesta, tanto che il primo cittadino trinese, Daniele Pane, ha dovuto fare retromarcia e revocare la delibera di autocandidatura, spiegando che “diversi Comuni, sia della provincia di Vercelliche di Alessandria, i Presidenti delle Province di Vercelli e di Alessandria e quello della Regione Piemonte nonché alcune associazioni ambientaliste, hanno evidenziato di non condividere alcun metodo previsto dalla vigente normativa per l’individuazione del sito idoneo per la realizzazione del Parco Tecnologico e del Deposito Unico Nazionale tanto che, non solo non hanno supportato l’iniziativa dell’autocandidatura, ma hanno espresso, con differenti modalità, una ferma e pervicace opposizione alla realizzazione dell’opera nel territorio piemontese, evidentemente non comprendendo le motivazioni di urgenza ed esigenza evidenziate ed espresse nella deliberazione approvata da questa Amministrazione in data 12 gennaio”. In assenza di ‘volontari’ si procederà con l’iter previsto dalla normativa che dovrà condurre all’individuazione – tra le 51 zone ritenute ideali – della struttura di stoccaggio, attraverso seminari, incontri, consultazione pubblica, ecc. Come detto, 21 di queste aree idonee si trovano nel Lazio e precisamente nella Tuscia.
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