(di Dario Facci) Il mosaico delle candidature del Pd nel collegio Italia Centrale inizia a intravedersi tra le maglie di una rete di strategie incrociate. Un mosaico difficile, perché la partita doppia che il Partito Democratico si trova a giocare alle prossime Elezioni Europee (quella elettorale e quella della leadership di Elly Shlein) non ammette errori.
La “sorpresa” è che Zingaretti si ricandida. Tutti hanno finto stupore ma la verità è che quando l’ex presidente del Lazio negava di voler correre verso Bruxelles nessuno ci aveva creduto. Se ne parò non poco, specialmente quando Zingaretti rifuggiva gl’indici puntati dal suo ex luogotenente Massimiliano Smeriglio, migrato a sinistra per assenza di spazio per una conferma in Europa. Pare che un dialogo con la Schlein, almeno questa è la versione ufficiale, abbia fatto cambiare idea all’ex segretario del partito: “me lo ha chiesto lei, non ho potuto dire di no”. Altra ”sorpresa” sarebbe la candidatura della stessa segretaria Schlein ma non come capolista. Altrimenti, per esempio, lo stesso Zinga non avrebbe accettato. Egli, nel racconto dei più vicini, dovrebbe essere il capolista di una fortissima compagine, che a Bruxelles, magari riuscendo anche a traghettare i pentastellati nel gruppo socialista (prova più che improba) aprirebbe all’ex parlamentare europeo (Zinga lo è stato una ventina d’anni fa) le porte magari della vicepresidenza, o lo scettro a capogruppo. Sarebbe venuta meno, dunque, l’idea iniziale della Schlein di presentare alle Europee tutte donne capolista. Lo scopo di una simile operazione sarebbe anche quella di arginare il sindaco di Firenze, già da tempo ufficialmente della partita, ed esponente di spicco della famiglia di Bonaccini, cioè l’avversario interno della Schlein. E la Bonafoni? La coordinatrice della segreteria del partito e prima collaboratrice della Schlein è stata considerata sin dalla scorsa primavera la capolista del Pd nel Collegio Italia Centrale. Se l’ipotesi che abbiamo appena descritto dovesse trovare concretezza che fine farebbe? Vedremmo una cinquina così composta? Zingaretti, Schlein, Nardella, Bonafoni e un quinto? Sembra difficile, ma col Pd non si sa mai.
