(di Cesidio Vano) “La corruzione è un male endemico nel Lazio”. Lo ha detto il presidente della sezione regionale della Corte dei Conti, Tommaso Miele, in occasione dell’inaugurazione dell’Anno giudiziario 2024 della Giustizia contabile del Lazio. Il presidente Miele ha sottolineato come la corruzione sia “ancora assai diffusa” e rappresenti “un male endemico della nostra pubblica amministrazione, agevolata da una legislazione alluvionale e poco chiara, assai farraginosa”.
Dalla relazione del presidente della sezione regionale del Lazio si apprende poi che “fra le fattispecie dannose che sono state trattate nei giudizi definiti dalla Sezione, spiccano la concessione di finanziamenti o di contributi pubblici da parte delle amministrazioni pubbliche in assenza dei presupposti previsti dalla legge o la mancata utilizzazione degli stessi per le finalità per le quali essi vengono erogati, erogazione di contributi pubblici per l’efficientamento energetico relative a condotte di illecita percezione, da parte di società, assai spesso fallite, di titoli di pubblica incentivazione per progetti di efficientamento energetico (c.d. certificati bianchi), negoziabili nel rispettivo mercato elettronico, nonché convertibili in denaro pubblico presso la Cassa Servizi Energetici e Ambientali, la stipula di contratti di locazione, attivi o passivi, a prezzi diversi da quelli di mercato, fattispecie di danno relative all’affidamento di appalti, a margine dei quali si sono spesso registrati episodi di corruzione o di concussione, l’affidamento di incarichi di consulenza esterni da parte delle amministrazioni pubbliche in assenza dei presupposti previsti dalla legge, l’illegittima erogazione di finanziamenti europei, casi di assenteismo da parte di dipendenti pubblici”. Il presidente Miele ha anche fornito numeri e dati dell’attività svolta dalla Sezione laziale nel corso dell’anno passato: “A fronte di 79 giudizi di responsabilità pendenti al 1° gennaio 2023 – ha spiegato -, ne sono pervenuti, nel corso dell’anno 2023, altri 143. Al 31 dicembre 2023 ne risultavano pendenti 50, considerati quelli introdotti e definiti nel corso dell’anno. Per quanto riguarda le condanne, l’ammontare complessivo è pari alla somma di 36.555.724,86 euro, mentre per quanto riguarda le parti nel processo, 127 di esse hanno riportato una condanna e 113 sono andate assolte”. Complessivamente, al primo gennaio 2023, erano pendenti 1.309 ricorsi pensionistici; sempre nel corso del 2023 ne sono stati introitati altri 305, e ne sono stati definiti 876, con 118 sentenze di accoglimento, 255 sentenze di rigetto, 19 con altre modalità di definizione e 4 decreti fuori udienza, 172 ordinanze istruttorie, una ordinanza di remissione alla Corte costituzionale, 40 ordinanze di sospensione o altre tipologie di ordinanze; al 31 dicembre 2023 risultavano pendenti 951 ricorsi pensionistici. Per quanto riguarda, poi, i temi più rilevanti al vaglio dei Giudici monocratici della Sezione nel corso del 2023, è stata affrontata la questione del riconoscimento del diritto al “supplemento di pensione” nei confronti del titolare di trattamento pensionistico di vecchiaia che, anche a seguito del pensionamento ha continuato a lavorare e a versare i contributi (peraltro obbligatori) ed è stata affermata la sussistenza del predetto beneficio economico, specie in un sistema che è oramai orientato in senso contributivo. Il presidente Miele ha quindi auspicato riforme capaci di centrare l’obiettivo di buon funzionamento della pubblica amministrazione, poiché – inoltre – “assai spesso la burocrazia e le lentezze della PA hanno scoraggiato gli investitori stranieri dall’investire nel nostro Paese – ha detto -, bloccando, di fatto, il rilancio dell’economia. Per questo motivo occorre, quindi, guardare con attenzione a riforme volte a conseguire l’obiettivo del buon funzionamento delle istituzioni. È auspicabile anche – ha aggiunto il presidente – che si riaffermi un corretto e leale rapporto di collaborazione fra le istituzioni. Non può negarsi che negli anni passati, a partire dall’inizio degli anni Novanta, ci sono stati sconfinamenti fra organi e poteri dello Stato nell’esercizio delle rispettive funzioni. Oggi è più che mai necessario che si ristabiliscano i ruoli che la Costituzione assegna a ciascun organo e a ciascuna istituzione, e che si ristabilisca un corretto rapporto fra di essi, in cui ciascuno faccia solo, e soltanto, ciò che deve fare nel solo perseguimento dell’interesse pubblico”. E ai pubblici amministratori che spesso hanno ‘paura’ di firmare determinati atti per non incorrere in conseguenze giudiziarie ed erariali, il presidente ha detto: “La paura della firma esiste, ma la soluzione non è certamente quella di eliminare o di attenuare le responsabilità di chi è chiamato ad amministrare la cosa pubblica e a gestire ingenti somme di denaro pubblico, e tollerare che tali somme vengano gestite con superficialità e leggerezza, perché in un Paese moderno e democratico autonomia e responsabilità sono una endiadi inscindibile. Eliminare o attenuare i controlli e le responsabilità significa abbassare il livello di attenzione e creare sacche di impunità nella corretta gestione delle risorse pubbliche e nel controllo della spesa pubblica. I cittadini hanno diritto ad una sana e corretta gestione delle risorse pubbliche e in questo senso la Corte dei Conti rappresenta un presidio di legalità e di democrazia, perché esercita le funzioni di controllo e giurisdizionali che la Costituzione le intesta in nome e per conto dei cittadini che pagano le tasse”.
