Fisco – Lo studio della Cgia: “Nel Lazio, per ogni 100 euro versati all’erario, oltre 11 vengono evasi”

Cesidio Vano
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(di Cesidio Vano) Nel Lazio, ogni 100 euro di tasse pagate all’erario, vengono evasi 11,2 euro. È questa la stima che l’ufficio studi della Cgia ha fatto sulla scorta dei dati forniti da Ministero dell’Economia e delle Finanze e ISTAT e relativi all’annualità 2021.

A conti fatti, l’ammontare dell’evasione fiscale nella nostra regione ha raggiunto, appunto nel 2021, i 9,128 miliardo di euro. Si stima, infatti, che la cosiddetta economia ‘non osservata’ (o sommersa) valga il 11,8% del valore aggiunto regionale. Numeri che collocano il Lazio, nella classifica delle Regioni italiane, al 13esimo posto su 21 (i dati del Trentino Alto Adige, sono divisi tra la provincia autonoma di Trento e quella autonoma di Bolzano). A guidare la classifica delle regioni in cui è più alta l’evasione fiscale sono la Calabria (1° posto assoluto con 18,4 euro sottratti al fisco ogni 100 versati); la Campania (al secondo posto con 17,2 euro) e la Puglia (terza con 16,8 euro). Le regioni più virtuose: la provincia di Trento (terzultima con 8,6 euro evasi ogni 100 versati); la Lombardia (penultima con 8 euro ogni 100) e ultima la provincia di Bolzano (con 7.7 euro). LA SITUZIONE NAZIONALE In Italia, l’Ufficio studi della Cgia stima che l’evasione fiscale sia all’11,2 per cento. Vuol dire che a fronte di 100 euro incassati dall’erario, 11,2 euro rimangono indebitamente nelle tasche degli evasori, anche se, come visto, le differenze territoriali sono molto marcate. A livello nazionale, la ricerca della Cgia mostra che il numero delle persone arrestate per violazioni penali di natura tributaria diminuisce, ma il gettito recuperato attraverso la lotta all’evasione fiscale aumenta. Un segnale che la lotta all’infedeltà fiscale produce risultati sempre più positivi, senza ricorrere ad un inasprimento delle misure limitative alla libertà delle persone. Analizzando la serie storica, emerge che in Italia il numero minimo di arresti si è verificato nel 2016, dopodiché c’è stato un sali scendi fino al 2021, anno in cui il numero di persone “ammanettate” per aver commesso un reato tributario ha toccato il picco massimo di 411. Nel 2022 (ultimo dato disponibile) il numero è sceso a 290. “Diversamente – dicono dalla Cgia -, al netto dei risultati conseguiti nel 2020-2021, biennio caratterizzato dalla grave crisi pandemica, il recupero dell’evasione è stato di 20,2 miliardi nel 2022 e di 24,7 miliardi di euro nel 2023. Questi risultati sono dovuti – secondo gli analisti – in primo luogo l’applicazione della cosiddetta ‘compliance’ (cioè l’adempimento spontaneo degli obblighi tributari); in secondo luogo all’introduzione della fatturazione elettronica e l’obbligo dell’invio telematico dei corrispettivi; in terzo luogo gli effetti dello ‘split payment’ in capo a chi lavora con la Pubblica Amministrazione e del ‘reverse charge’ per le aziende che operano, in particolare, nel settore delle costruzioni. EVASIONE IN CALO Anche la stima dell’evasione fiscale è in calo. Secondo i dati del Ministero dell’Economia e delle Finanze (MEF), nel 2021 (ultimo dato disponibile) l’evasione tributaria e contributiva presente in Italia era pari a 83,6 miliardi di euro, di cui 73,2 miliardi riconducibili alle entrate e 10,4 miliardi ai contributi. “Va segnalato – spiegano dal Centro Studi – che il dato complessivo è sceso di ben 24,1 miliardi rispetto al 2016 (-22,4 per cento).
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