35enne accusata di associazione a delinquere finalizzata alla induzione e sfruttamento della prostituzione: il pubblico ministero chiede dieci anni e mezzo di carcere, ma il giudice l’assolve. La storia di degrado e di maltrattamenti, che è venuta fuori in udienza, ha indotto il magistrato a pronunciare un verdetto di assoluzione.
I fatti risalgono a circa due anni fa quando la donna aveva intrecciato una relazione con un uomo. E proprio quest’ultimo aveva deciso di diventare socio di una persona che gestiva un night. La ragazza però, secondo gli elementi portati in aula dal difensore Roberto Capobianco, era all’oscuro di un mercato della prostituzione che avveniva all’interno del locale. Quando ha capito che all’interno di quel night venivano reclutate delle ragazze per farle prostituire, non ha potuto far nulla per sottrarsi a quella attività illecita. Il compagno, divenuto ormai il braccio destro dell’organizzatore di quella attività malavitosa, avrebbe costretto la convivente ad occuparsi della “cassa” organizzando in sua assenza il trasporto delle ragazze dai luoghi di provenienza sino all’arrivo nel locale notturno. L’imputata, che è stata ascoltata in aula, ha riferito al giudice di essere stata massacrata di botte e segregata dentro casa perché si era rifiutata di obbedire agli ordini impartiti dal compagno. A far scattare l’inchiesta da parte della Squadra Mobile una ragazza che lavorava come cameriera nel locale alla quale era stato proposto di essere “più carina” con i clienti. A conclusione delle indagini la coppia di conviventi e lo straniero sono finiti sotto processo per associazione a delinquere. La trentacinquenne, che aveva chiesto il rito abbreviato, è stata però assolta. Al momento la donna si trova in un rifugio protetto. Per quanto riguarda invece gli altri due imputati si procederà con il rito ordinario. Mar.Ming.
