“Fai una foto e portala”. Così si sarebbe espressa una assistente sociale del Comune di Frosinone quando una vicina di casa raccontò che i bambini di Gloria Pompili, la giovane mamma residente in via Bellini uccisa a bastonate dalla cugina e dal compagno, erano stati appesi con una cesta al balcone perché la ragazza era costretta a prostituirsi dentro casa.
Nonostante però la gravità di questa situazione i servizi sociali non avrebbero alzato un dito. Gloria avrebbe potuto essere salvata? Secondo i magistrati della Cassazione che hanno confermato la sentenza a venti anni per Loide Del Prete ed il suo compagno egiziano, le mancanze dei servizi sociali sarebbero macroscopiche. Questo il motivo per il quale l’assistente sociale è stata rinviata a giudizio con l’accusa di omessa denuncia di incaricato di pubblico servizio. La madre e il fratello della vittima si sono costituiti parte civile tramite gli avvocati Luigi Tozzi e Francesca Campagiorni. Carmela Del Prete, la mamma di Gloria, è convinta che la figlia, se fosse stata aiutata da chi conosceva bene il suo dramma, poteva essere salvata. Anche i giudici della Cassazione quando hanno confermato la condanna definitiva a venti anni per Loide del Prete e per il convivente Saad Mohamed Elesh Salem, accusati di aver ucciso a bastonate la ragazza che aveva soltanto 23 anni, hanno scritto di una morte provocata dalla difficile situazione in cui versava Gloria dovuta alle violenze e alle vessazioni a cui era stata sottoposta per lungo tempo. Secondo le accuse mosse dalla procura i servizi sociali sarebbero stati latitanti pur essendo consapevoli della situazione devastante che stava vivendo la giovane mamma. E sarebbe stata proprio l’inerzia e l’immobilismo da parte loro a dare più forza ai due assassini che avevano continuato a vessare la ragazza fino alla notte del 24 agosto del 2017 quando in una piazzola di sosta in territorio di Prossedi, era stata presa a bastonate dalla cugina davanti ai bambini che piangevano terrorizzati. Si torna in aula il prossimo 6 febbraio. Marina Mingarelli
