Il branco di randagi gira di notte, gli accalappiacani fanno orari d’ufficio: una battaglia già persa in partenza che però dà a tutti un alibi.
Questa mattina, come abbiamo riferito ieri (leggi qui: https://www.tg24.info/alvito-giovane-studentessa-aggredita-da-un-branco-di-cani-randagi-tanto-spavento-il-sindaco-ordina-laccalappiamento/), gli accalappiacani si sono recati ad Alvito per tentare di catturare i numerosi randagi (circa una decina) che si aggirano notte tempo per il paese e che l’altra mattina, verso le 6.00, hanno aggredito una giovane studentessa. L’intervento era stato richiesto, proprio dopo il grave episodio che ha visto la giovane non riportare conseguenze solo per un caso fortuito, riuscendo a scappare via, dal primo cittadino di Alvito Luciana Martini, che ha allertato la Asl. L’operazione di cattura è iniziata alle 9.00 e si è conclusa circa un’ora dopo verso le 10. Ovviamente dei cani in quell’orario non c’era traccia, anche se qualche esemplare è stato visto allontanarsi furbamente e indisturbato verso via Leone. Gli addetti alla cattura – in realtà un solo operatore – si sono presentati in tarda mattina in piazza Marconi, proprio sotto la sede comunale, dove l’altra mattina il branco di cani randagi aveva aggredito la ragazza. A quell’ora però, di cani non c’era neanche l’ombra. Il tentativo è andato a vuoto. E non poteva essere diversamente, visto che i randagi scorrazzano in paese nelle ore notturne e fino all’alba, quando possono girare indisturbati lungo le strade deserte. L’attività di cattura si svolge invece durante l’orario d’ufficio… con l’esito che ci si può aspettare. Il pericolo resta ma le responsabilità pare siano a posto: il sindaco ha denunciato il fatto alla Asl, la Asl ha disposto la cattura, gli accalappiacani non hanno trovato nessuno e i cani torneranno a fare il solo comodo con il favore della notte. C’è da chiedersi a che gioco si sta giocando e soprattutto c’è da sperare che non capiti nulla di grave a qualche malcapitato. Poi, come diceva Cecco Zalone, c’è da domandarsi: ma questi sono del mestiere? Cesidio Vano
