La Cassazione ha accolto il ricorso del figlio di una donna di Arce morta nel 2004 per epatite e un tumore al fegato. Si è scoperto successivamente che la signora aveva subito delle trasfusioni all’ospedale di Ceprano, nel 1973.
Per la cronaca va detto che in primo e secondo grado era stato dato torto al figlio. La Cassazione però accogliendo il ricorso presentato dall’avvocato Renato Mattarelli ha annullato le precedenti sentenze, 50 anni dopo quelle trasfusioni. I fatti risalgono al 1973 quando la vittima venne sottoposta a diverse trasfusioni di sangue presso l’ospedale di Ceprano soltanto nel 2017 però il figlio della donna allarmato dai numerosi decessi per malattia ha deciso di fare chiarezza sulla morte della madre avvenuta 13 anni prima a seguito di un neoplasia al fegato ed anche a seguito della malattia di epatite c. L’uomo di Frosinone si è rivolto all’avvocato Renato Mattarelli il quale dopo aver ricostruito il caso ha citato in giudizio il Ministero Della Salute. Secondo il legale quell’epatocarcinima e la cirrosi erano conseguenze di una trasfusione con sangue infetto. Il tribunale di Roma però aveva respinto quel ricorso in quanto il tempo trascorso dalla morte della madre aveva fatto maturare la prescrizione. Anche la Corte d’Appello di Roma aveva tenuto la stessa condotta e aveva rigettato il ricorso proposto. Adesso invece la Corte di Cassazione con una ordinanza ha annullato la sentenza dei magistrati capitolini. Quindi dopo 50 anni il caso si riapre. Mar. Ming. (foto: repertorio)
