(di Cesidio Vano) Dal primo gennaio 2024, utilizzare i pochi (e non sempre lustri) bagni pubblici della Capitale costerà il 20% in più. Lo ha stabilito la Giunta comunale guidata dal sindaco Roberto Gualtieri che ha deciso di ‘rincarare’ da un euro ad un euro e 20 centesimi il costo di accesso ai bagni pubblici.
Una riedizione libera e aggiornata di quella che, 2.000 anni fa circa (attorno al 70 d.C.), l’imperatore Vespasiano introdusse come ‘Vectigal urinae’ (tassa sulle urine, visto l’ampio uso che se ne faceva in conceria e anche in medicina) per risanare il bilancio dell’impero che – dopo la gestione di Nerone – faceva registrare un ammanco di circa 40 milioni di sesterzi (come vedete, 2.000 anno dopo, non è che le cose nella pubblica amministrazione italica siano cambiate di molto…). Ma, sotto l’albero di Natale, i romani non troveranno solo il caro-pipì. Infatti, nella stessa delibera varata, vengono ritoccati a rialzo tariffe e costi legati a: riprese cinematografiche, rette degli asili nido, biglietti dei musei, accesso ai documenti del Comune, utilizzo dei locali comunali per matrimoni e unioni civili. Più caro anche morire. La delibera consiliare che recepisce e legittima la ‘mini-stangata’ di Natale è la numero n. 421 del 15 dicembre e dispone l’incremento del 37% della percentuale la copertura “dei costi di gestione dei servizi pubblici a domanda individuale”. Quindi, costerà di più tutta quella serie di documenti e istanze che servono al cittadino per avere l’erogazione dei servizi (dai buoni pasto all’asilo, alle certificazioni per avvio di lavori o attività, alle cerimonie per matrimoni, sepolture e cremazioni e pure effettuare riprese audio e video nella Roma del Cinema sarà più oneroso). In tal modo, l’ente comunale punta a risanare il bilancio, caricando però questi costi non sull’imposizione fiscale e tributaria, ma sui servizi cosiddetti “a domanda” e quindi neanche in maniera proporzionale al reddito, alla ricchezza o al patrimonio, ma uguale per tutti.
