Giulia Cecchettin è stata brutalmente uccisa dall’ex fidanzato perché non aveva accettato la fine della loro relazione.
Il suo corpo è stato abbandonato lungo la tortuosa strada della Val Caltea vicino al Lago Barcis, in Friuli. Filippo Turetta ha accoltellato la prima volta Giulia nel parcheggio davanti alla sua casa. Dopo averla immobilizzata forse con del nastro adesivo, l’ha spinta nella Fiat Punto nera, ha raggiunto la zona industriale di Fossò dove l’ha ferita a morte, mentre lei tentava di fuggire. Giulia è la 103^ donna uccisa in Italia nel 2023. La ragazza aveva confidato alle amiche poco più di un mese fa di voler lasciare il suo fidanzato, ma aveva paura che Filippo potesse farsi del male. Invece è stato Filippo a fare del male a lei, l’ha uccisa.
L’intervento della criminologa Linda Corsaletti sulla tragica vicenda. La dottoressa ha risposto a domande che l’opinione pubblica si sta ponendo in questi giorni.
“Patriarcato sistema malato” si legge sui numerosi cartelli delle manifestazioni in piazza contro il femminicidio. Secondo lei è la vera causa di questi delitti? Che ruolo ha l’educazione dei figli da parte delle famiglie? Ci sono segnali dai quali le donne possono capire che stanno correndo un pericolo con quell’uomo specifico? C’è una soluzione per prevenire i femminicidi?
Questo l’intervento di Linda Corsaletti. “Siamo sicuramente di fronte a una patologia culturale che è il risultato di anni di patriarcato per quanto riguarda la violenza di genere, ma nel caso specifico c’è altro che contraddistingue questo femminicidio. Non dobbiamo mai generalizzare di fronte a un caso di omicidio. Ogni caso ha la sua unicità.
Giulia è morta per mano di un ex fidanzato che non accettava la fine del loro rapporto, ma a far andare in escalation di violenza il suo assassino è stata la ferita narcisistica causata al suo ex nel momento in cui lei stava per laurearsi mentre lui no.
Lui era rimasto indietro con gli esami ed ha addirittura chiesto a Giulia di aspettarlo per laurearsi .
Anziché concentrarsi sugli studi si è concentrato su Giulia, tutto gravitava intorno alla sua vita al punto che la ossessionava, non le dava spazio, ne limitava la libertà. La frustrazione in questo soggetto totalmente incapace di gestire un rifiuto è aumentata nel momento in cui ha visto in Giulia un ulteriore passo avanti verso una vita in cui la sua presenza non era contemplata. Ha capito che stava totalmente perdendo il controllo su di lei. Gelosia e frustrazione sono stati il mix micidiale che hanno portato questa giovane ragazza alla morte per mano di un narcisista.
L’ennesimo soggetto con problemi dì controllo, ossessionato da una relazione e incapace di sentirsi slegato da essa. Siamo costantemente alle prese con questi fatti di cronaca, una vera e propria mattanza nei confronti di donne incappate in relazioni tossiche di tipo abusante e al di là di un problema di patriarcato sembra essere più un problema sociale che colpisce trasversalmente tutte le fasce d’età, ma maggiormente il problema sta diventando generazionale.
Per tale motivo questo omicidio più di altri con caratteristiche simili sta riscuotendo una forte risonanza mediatica. La morte di Giulia fa più rumore di altre perché questo caso racchiude tutte le caratteristiche delle problematiche che ritroviamo nei femminicidi, ma anche e soprattutto in una generazione che sembra essere priva di linee guida fondamentali per gestire e superare problemi emotivi.
Ciò sta scatenando dibattiti molti accesi sull’importanza dell’educazione sessuale nelle scuole, cosa per la quale mi batto da sempre, ma ritengo che la scuola non possa fare tutto da sola .
L’educazione all’effettività e all’empatia deve partire dai genitori.
Il controllo ossessivo, la limitazione della libertà, la gelosia smisurata, l’incapacità di accettare la fine di una relazione e la richiesta ossessiva di chiarimenti che portano ad un ultimo appuntamento quello fatale, sono tutti segnali importanti da considerare. Nel momento esatto in cui ci viene impedito di essere noi stesse, di vivere la nostra vita parallelamente ad una relazione, abbiamo paura di reazioni avverse per qualunque nostro comportamento allora siamo di fronte a dei campanelli di allarme che devono farci trovare assolutamente il coraggio di interrompere quel tipo di relazione ad alto rischio”.
Anna Ammanniti
