(di Cesidio Vano) Numeri alla mano, anche per il 2022 il comparto farmaceutico si conferma il maggior traino per l’economia della Regione Lazio, che risulta essere al primo posto – rispetto alle altre regioni – per valore aggiunto, per export e stipendi pagati nel settore medicale.
I dati che confermano il primato della nostra regione sono quelli contenuti nel rapporto “Policy paper”, intitolato “Il settore farmaceutico e biomedicale nel Lazio: strategie di politica industriale”, presentato mercoledì scorso alla Coffee House di Palazzo Colonna a Roma e realizzato da Unindustria ed Icom (Istituto per la competitività), con il contributo della Camera di commercio di Frosinone e Latina. Da 13 anni, ovvero dal 2010, il Lazio è la regione che esporta più prodotti farmaceutici: il 36% del totale italiano annuo; investe circa 400 milioni di euro l’anno in attività di ricerca; è invece seconda per quanto riguarda il numero di addetti alla ricerca e allo sviluppo. Nel presentare il rapporto, Angelo Camilli, presidente di Unindustria, ho sottolineato come per il Lazio il settore farmaceutico sia strategico, evidenziando che la regione “è al primo posto tra le industrie manifatturiere regionali per valore aggiunto, stipendi distribuiti sul territorio e valore dell’export. Si tratta di un primato che è stato confermato anche nel 2022, quando è stato registrato un valore dell’export di 12,7 miliardi di euro (+10,3 per cento sul 2021) e un numero di impiegati nel sistema che supera le 12 mila unità, alle quali si aggiungono altri 14.200 addetti nell’indotto occupati in più di 230 aziende. in occasione della presentazione”. Il rapporto Unindustria/Icom raccontano di una realtà estremamente qualificata in tutte le diverse fasi della catena produttiva, “con il 90 per cento degli occupati in possesso di una laurea o un diploma. Importanti sono stati anche gli investimenti in ricerca e sviluppo, pari a 308 milioni di euro nel 2022, che fanno del Lazio la regione che origina il 17 per cento dei brevetti riconducibili all’ambito farmaceutico italiano. Sono infatti presenti 26 centri di ricerca specializzati nel settore, ai quali si affiancano 8 università con dipartimenti di biomedicina”. Da Unindustria evidenziano anche come il polo farmaceutico Lazio abbia un ruolo cruciale anche nel sistema sanitario regionale, “in quanto le sue attività influenzano direttamente l’erogazione dei servizi sanitari e la spesa in sanità”. Il tutto grazie all’ampia presenza di aziende farmaceutiche nell’area che contribuisce in modo significativo all’offerta di farmaci e trattamenti innovativi, assicurando l’accessibilità a terapie avanzate e migliorando l’efficacia delle cure mediche fornite, oltre che contribuire in modo considerevole in termini di indotto e gettito fiscale. Nel 2020 le imprese dell’industria farmaceutica e biomedicale hanno infatti versato imposte per un valore pari a 175 milioni di euro e hanno contribuito con 243,9 milioni di euro di oneri di ripiano (il 9,68 per cento del totale). L’analisi condotta da Unindustria nasce anche da un confronto avuto con le imprese ad essa associate dei settori farmaceutico e biomedicale, con l’obiettivo di fornire spunti propositivi per la crescita del tessuto industriale, e quindi economico e sociale, del Lazio e contribuire al dibattito su questi temi. Per questo, il rapporto si chiude con l’individuazione di 9 proposte di ‘policy’ per l’attrazione di investimenti e lo sviluppo del comparto farmaceutico e biomedicale sul territorio laziale: 1. Sviluppare ‘Una strategia di medio-lungo periodo per il sistema salute nazionale’; 2. Accorciare le catene di fornitura, contrastando le dipendenze strategiche; 3. Promuove ‘Innovazione tecnologica e amministrativa: il rilancio dell’attrattività passa anche dal miglioramento dell’efficienza procedurale e amministrativa; 4. Promuovere il ‘Rilancio degli investimenti pubblici e privati per il potenziamento delle infrastrutture e della logistica: è essenziale e improrogabile risolvere alcuni nodi del sistema delle infrastrutture’; 5. Puntare sul ‘Lazio: Zona Logistica Semplificata e Politiche fiscali: l’istituzione della ZES’; 6. Scommettere su ‘Una regione “investor-friendly”: è fondamentale che la Regione renda ancora più esplicita l’importanza che i settori delle Scienze della Vita rivestono per l’ecosistema laziale’; 7. ITS e competenze – colmare lo skill-gap: a fronte della carenza di profili professionali funzionali alla competitività del settore, risulterebbe sicuramente utile aumentare il numero di corsi ITS’; 8. Rome Technopole – la necessità di un long-term commitment; 9. Istituzionalizzare il confronto – sinergie a supporto del Lazio: il rilancio dell’attrattività del settore passa anche attraverso una partecipazione più incisiva della Regione ai tavoli di confronto di livello europeo e nazionale, a cominciare dalla Conferenza Stato-Regioni.
