(di Cesidio Vano) Sulla superstrada ‘Sora-Cassino’, l’Anas ha imposto il limite dei 50 km orari a causa delle pessime condizioni della carreggiata, ma come sa chiunque la percorra, il divieto non viene tenuto in considerazione da nessuno, nemmeno dagli stessi mezzi Anas che sfrecciano – come mostra il filmato che pubblichiamo – tra i 90 e 100 km orari.
La riduzione della velocità su una strada che si definisce a “scorrimento veloce” (sic!) a quella che è prevista per i centri urbani avrebbe un senso solo se fosse una misura temporanea, in attesa dello svolgimento dei necessari lavori di ripristino delle condizioni di sicurezza per viaggiare – come si viaggia su ogni superstrada degna di tale qualifica – fino a 90 km/h. Sulla ‘Sora-Cassino’, il limite dei 50 – con la giustificazione che la strada è dissestata – sta lì da una quindicina d’anni forse anche più: prima per iniziativa della Provincia e poi dell’Anas che ne ha rilevato la gestione, secondo la logica – che ad Ingegneria deve essere un esame a parte – “se la strada è pericolosa, non la metto in sicurezza ma abbasso il limite di velocità e me ne frego”. Un limite, quello dei 50 km, che – eluso da tutti, ma proprio tutti – serve solo ad evitare responsabilità in caso di sinistro all’ente che gestisce la strada e ai suoi dirigenti responsabili. E un po’ c’è da comprenderli quelli dell’Anas: hanno ‘ereditato’ dalla provincia di Frosinone una sòla non da poco. Una superstrada sulla quale, per decenni, non s’è fatta manutenzione e quando s’è fatta – spesso solo in occasione di appuntamenti elettorali – il tutto s’è concluso con la posa di un tappetino di asfalto che, alle prime piogge, si è sgretolato. Quindi, se davanti a una carreggiata su cui si traballa anche a camminarci a piedi, hanno deciso di apporre ulteriori cartelli di strada dissestata e portare ovunque il limite di velocità a 50 km orari – come se si fosse in centro urbano – è stato perché (anche loro) c’hanno famiglia e responsabilità in caso di incidenti (e purtroppo di gravi sulla Sora-Cassino non ne mancano mai) non ne vogliono. Anzi, per stare più sicuri e con il fondoschiena ben riparato, hanno disposto anche l’eliminazione degli unici due tratti tra Sora e Cassino in cui si poteva effettuare un sorpasso: quindi tutti in fila a 50 all’ora senza poter superare per 50 chilometri. Un territorio (tanto il Sorano, quando il Cassinate, tenendo anche conto che la Sora-Cassino è il collegamento tra la Campania, il Lazio e l’Abruzzo) che avrebbe bisogno di correre e crescere, tenuto a freno, rallentato come si fosse ancora nell’800 con carrozze trainate da asini e cavalli. E, se la logica è questa (lavori zero, responsabilità zero e poi fate come vi pare basta che non rompete) appare chiaro perché, dopo la caduta massi su un tratto della ‘Sora-Cassino’ in territorio di Sant’Elia, piuttosto che correre a mettere in sicurezza quella importantissima tratta di collegamento, si chiuda tutto e si pensi a passare il Natale in tranquillità: forse a gennaio si riapre, ma non c’è poco da scommetterci. Del resto, se l’Anas non ha trovato migliore proposta – ve lo ricordate la sortita dopo il vertice provinciale tenutosi proprio per garantire più sicurezza su questa superstrada? – che quella di far posizionare dei Tutor (ovvero apparati capaci di calcolare la velocità media dei mezzi in transito) per multare chi ‘corre troppo’ sulla Sora-Cassino – dove troppo è oltre 50 km/h – invece di garantire subito lavori di messa in sicurezza dei tratti più a rischio, c’è poco da ragionare ed essere fiduciosi. Ma questi – verrebbe da dire con Zalone – sono del mestiere?
