Accusato di aver spiato i dipendenti attraverso le videocamere installate nel suo impianto di autolavaggio e distributore di benzina.
Nello specifico il 50enne residente a Fiuggi è finito sotto processo per il reato di “interferenze sull’attività dei lavoratori”. In realtà si trattava di un impianto di videosorveglianza “farlocco”. L’uomo che aveva già subìto precedenti furti nella sua struttura, aveva installato quelle videocamere finte sperando che facessero da dissuasori ai ladri. A fargli notare dell’illecito, erano stati proprio i carabinieri i quali nel corso di alcuni controlli all’interno dell’impianto, avevano rilevato la presenza di quei monitor dislogati lungo il piazzale ed anche nel suo ufficio. Per legge l’uomo non poteva utilizzare quell’impianto di videosorveglianza proprio perché sarebbe venuto meno la privacy dei lavoratori. Inutili le rimostranze dell’imprenditore che ha sempre sostenuto che quelle videocamere non erano affatto collegate, e che le aveva installate soltanto per far scappare i malintenzionati. Anche l’avvocato Fabrizio Ambrosi, che ha rappresentato l’imputato, già dalle prime battute aveva fatto presente agli investigatori che il suo assistito non aveva trasgredito la legge perché appunto si trattava di schermi dai quali non avrebbero mai potuto estrapolare dei fotogrammi. Nei giorni scorsi fortunatamente l’uomo si è potuto riscattare. Il giudice ha assolto l’imprenditore per non aver commesso il fatto. Mar.Ming.
