Atina – Via il museo dall’ex convento, meglio metterci gli uffici comunali. È bagarre con l’opposizione: “Finanziamenti a rischio”

Cesidio Vano
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(di Cesidio Vano) Addio al progetto del Museo comunale presso l’ex convento dei Frati Minori ad Atina superiore: la nuova amministrazione civica vuole utilizzare quei locali per trasferirvi tutti gli uffici comunali, attualmente distribuiti tra il Palazzo Ducale, nella parte alta del centro, e l’immobile di piazza dei Volsci, a Ponte Melfa.

Insorge l’opposizione del gruppo Atina Bene Comune (ABC), espressione della precedente gestione comunale, che per l’ex convento aveva pianificato la destinazione museale, reperendo anche i necessari finanziamenti che, a questo punto – temono dal gruppo di minoranza – potrebbero andare persi. Da parte sua, l’amministrazione comunale, guidata dal sindaco Pietro Volante, ha confermato anche nel corso dell’ultima seduta consiliare la volontà di spostare gli uffici comunali presso lo storico edifico conventuale, che sorge nel centro storico lungo via San Nicola. Il gruppo ABC annuncia battaglia e spiega perché – a suo parere – rinunciare a destinare l’ex convento a museo sarebbe una iattura per Atina: “Anzitutto – spiegano dal Atina Bene Comune – viene vanificata la precedente pianificazione, scelta che prende spunto dalla possibilità di sfruttare il sempre più pressante interesse verso il Turismo Culturale che, abbinato al Turismo enogastronomico ormai consolidato nei nostri territori, darebbe nuovo impulso al Centro Storico di Atina. Poi – sottolineano – La realizzazione del Museo presso i locali dell’ex Convento dei Frati Minori, voluta dall’Amministrazione Valente e sostenuta fortemente anche dalla Direttrice del Museo e da buona parte della popolazione, nonché approvata dalla Regione Lazio, consentirebbe ad Atina di poter vantare la presenza di un’istituzione storico-culturale tra le più importanti della Regione Lazio, grazie anche alla puntuale esposizione e classificazione di reperti archeologici rinvenuti anche al di fuori del territorio atinate, e quelli emersi durante la ristrutturazione della chiesa di San Marciano che, ad oggi, giacciono nell’oblio del magazzino museale. Inoltre tale operazione permetterebbe l’ampliamento della Biblioteca Comunale dando spazio alla innumerevole quantità di volumi ad oggi ancora non esponibili per mancanza di spazio”. Ma la decisione dell’attuale governo cittadino sarebbe anche irrazionale, perché – avvertono da ABC – dimostrerebbe una completa mancanza di visione: “Tutti i locali della struttura non basterebbero nemmeno ad ospitare il solo ufficio tecnico e l’annesso archivio storico, attualmente ubicati in piazza Volsci – dicono dall’opposizione -. Inoltre non tiene conto delle esigenze della maggior parte della popolazione, rompendo un equilibrio di equa distribuzione dei servizi tra le varie aree del paese”. C’è poi, e non certo ultimo nelle preoccupazioni, l’aspetto economico: rinunciare al progetto del museo metterebbe a rischio il relativo finanziamento da 150.000 euro già ottenuto attraverso il progetto “Area Interna 4 Valle di Comino”, la cui redazione dovrebbe essere quasi terminata. A rischio finirebbe poi anche il progetto approvato per la riqualificazione energetica dei locali comunali di piazza Volsci, se gli uffici lì collocati dovessero essere trasferiti altrove. La Giunta Volante, ad ogni modo, ha già compiuto i primi atti al riguardo, impegnando parte dell’avanzo di amministrazione disponibile per le spese necessarie al trasferimento degli uffici comunali: 60.000 euro nello specifico che però, in parte, sono destinati anche alla sistemazione del campo sportivo Visocchi. Le risorse destinate al “trasloco” sono quindi molto più contenute e per la minoranza di certo insufficienti. Ma ci sarebbe anche di più: “La somma stanziata nella variazione di bilancio – dicono da ABC – non sarà certamente sufficiente a coprire l’intero costo di adeguamento della struttura per renderla idonea ad ospitare gli uffici comunali; la scelta del trasferimento degli uffici comunali, a differenza del museo interamente finanziato, oltre che economicamente onerosa e totalmente a carico delle casse comunali, è di evidente inutilità per la collettività, e riconducibile soltanto ad un capriccio di qualche rappresentante dell’amministrazione (e di qualche collaboratore esterno, già protagonista in passato del tentativo di depauperamento di servizi nel Centro Storico) che, evidentemente, non ha valutato l’impatto estremamente negativo che tale trasferimento avrebbe nel futuro del Borgo, inteso come area all’interno delle mura cittadine, che si spegnerà definitivamente al mesto suono delle campane della Cattedrale Santa Maria Assunta”.
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