Cassino – Stellantis: rilancio o smantellamento? I timori della Federazione Metalmeccanici

Cesidio Vano
4 MIn Lettura
“I lavoratori hanno diritto di sapere cosa sta accadendo e chi possiede le informazioni ha il dovere di comunicarle”. La Federazione Lavoratori Metalmeccanici Uniti, sigla di base, rompe il silenzio che avvolge le operazioni di riorganizzazione del sito Stellantis di Cassino e chiede a gran voce chiarezza.

In una nota dalla Federazione scrivono: “Da articoli della stampa e per bocca di autorevoli sindacalisti si apprende come la direzione aziendale del sito Stellantis cassinate abbia avviato la dismissione di interi capannoni a favore di altre aziende e l’alienazione della palazzina uffici, senza che vi sia stata una documentata e circostanziata informazione ai lavoratori attraverso le organizzazioni sindacali firmatarie del contratto nazionale di categoria e le Rappresentanze Sindacali Aziendali. Informazioni, tra l’altro, previste dallo stesso contratto nazionale e oggi disattese”. La sigla sindacale ricorda la grave situazione occupazione in cui versa i sito cassinate: “Negli ultimi 3 anni abbiamo perso 2.000 posti di lavoro senza battere ciglio, con le disastrose ricadute economiche sul territorio che tutti conosciamo. Il contratto nazionale dell’automotive contempla una infinità di commissioni paritetiche, presiedute dai sindacalisti firmatari, all’interno delle quali il datore di lavoro dovrebbe consultarsi in modo continuativo su tutte le modifiche da apportare. Ebbene – si aggiunge -, mai come in questo momento servono chiarezza e trasparenza negli atti che si compiono, e chi di dovere deve rendere conto di queste circostanze. Del resto, un sindacato che si limita a inviare i messaggi WhatsApp per le fermate unilaterali della produzione, non sappiamo cosa farcene”. Il sindacato di base precisa che non intende mettere in discussione la legittimità delle operazioni immobiliari in atto “per quanto – precisano dal sindacato – ci teniamo ad evidenziare che l’intero stabilimento è stato realizzato con ingenti finanziamenti pubblici della ex Cassa del Mezzogiorno, ovvero con i soldi dei contribuenti”, però, chiede trasparenza e correttezza politica: “le vendite e le dismissioni dovrebbero almeno essere concordate con lo Stato attraverso i ministeri competenti, ormai asserviti alla grande finanza e quindi alla famiglia Elkan” accusano. “Qui è, principalmente, in discussione il tessuto economico e sociale di un intero comprensorio industriale – spiega una nota – dove, appunto, senza alcun controllo pubblico, si rischia di trasformare la proprietà industriale in dismissione in una grande speculazione immobiliare, senza alcun interesse per il lavoro e l’occupazione”. Il tutto accade senza confronto con i lavoratori e i loro rappresentanti sindacali, nonostante le previsioni contrattuali. Dalla Federazione Lavoratori Metalmeccanici Uniti si chiede inoltre di “capire se le organizzazioni sindacali firmatarie del contratto nazionale e le RSA, alle quali sono affidate le prerogative previste per legge, sono state convocate e informate ai sensi del contratto collettivo nazionale sulle procedure in essere, oppure se anche loro sono state snobbate, ignorate e trattate come ‘pezze da piedi’. Nel primo caso – viene evidenziato – avrebbero il dovere di informare anche i lavoratori, nel secondo caso avrebbero il diritto di pretendere tutte le informazioni da comunicare immediatamente in assemblea sindacale”. Cesidio Vano
Condividi questo articolo
Nessun commento