Con il perfezionarsi e il sempre maggiore impiego della cosiddetta “Intelligenza Artificiale” (in sigla IA), se da una parte si annuncia il miglioramento, la velocizzazione e l’ottimizzazione di tanti comparti produttivi, dall’altra lascia intuire un’inevitabile ricaduta negativa sui posti di lavoro. Il crescente sviluppo della tecnologia in tale settore e l’impiego dell’IA nella gestione di determinati processi e lavori è stato già oggetto di diversi studi e previsioni che rendono più che concreto il rischio di una consistente perdita di lavoratori.
Un tema finora poco affrontato ma sul quale ha voluto richiamare l’attenzione di tutti la consigliera regionale del Lazio Eleonora Mattina (Pd) che ha presentato un’apposita proposta di legge con cui si intende pianificare interventi preventivi capaci di riqualificare i lavoratori che potenzialmente rischiano di essere soppiantati da software e impianti tecnologici basati sull’intelligenza artificiale. E la stessa esponente dem evidenzia come, se le questioni riguardanti l’impatto della tecnologia IA sulla tutela della privacy sono e sono state affrontate e dibattute anche nelle sedi istituzionali, le ricadute negative che l’impiego dell’IA promette di avere sul mondo del lavoro sono rimaste fuori da ogni dibattito. Quindi i dati: “Secondo uno studio del Parlamento europeo – scrive la consigliera nella relazione che accompagna la sua proposta di legge regionale -, il 14% dei posti di lavoro nei Paesi dell’OCSE sono automatizzabili e un altro 32% dovrebbe affrontare cambiamenti sostanziali”. C’è poi uno studio dell’Università di Trento, che “invece ritiene che nei prossimi 15 anni in Italia i lavoratori a rischio di sostituzione tecnologica saranno 3,87 milioni (pari al 18% del totale) per quanto riguarda le singole mansioni, salendo a 7,12 milioni (33%) se si considerano invece l professioni automatizzabili nella loro interezza”. Il saldo tra i nuovi posti di lavoro scaturiti dall’intelligenza artificiale e i posti persi perché soppiantati dai nuovi sistemi tecnologici interesserà in particolare le mansioni non toccate dalle precedenti rivoluzioni industriali. La preoccupazione è che “il cambiamento in atto – dice Mattia -, a differenza dei precedenti, sarà di tale entità e rapidità da compromettere la tenuta sociale, se non adeguatamente governato. Anche se verranno creati nuovi e migliori impieghi, è dunque necessario che ci sia l’adeguata formazione affinché i disoccupati possano accedervi e affinché ci sia una forza lavoro qualificata a lungo termine”. Con la proposta di legge si vuole, allora “agire in modo preventivo” invece di – come si è fatto sempre in passato – ricorrere quasi esclusivamente interventi ex post, non sistemici e spesso rivolti alla salvaguardia della singola impresa. “Con questa proposta di legge – dice l’onorevole regionale -, ci si pone l’obbiettivo della tutela dei posti di lavoro mediante il sostegno alla formazione delle persone operanti nei settori giudicati più a rischio di essere sostituite, nell’arco del prossimo triennio, da dispositivi di intelligenza artificiale”. Si punterà quindi contemporaneamente verso due direttrici: rendere alcune specifiche mansioni più resilienti, grazie all’acquisizione di nuove competenze; oppure ricollocare le persone che perderanno il lavoro a causa dell’intelligenza artificiale. Gli interventi formativi, effettuati tramite gli enti di formazione professionale regolarmente accreditati, devono allora prevedere percorsi di formazione sulle competenze in materia di IA, con progetti mirati a incrementare le capacità di utilizzo dei software di IA; di competenze per la supervisione ed il controllo dell’operato dei software di IA; l’acquisizione di specifiche competenze volte allo svolgimento di attività complementari alla propria mansione idonee a garantire il mantenimento dell’occupazione. Spetterà alla Giunta regionale elaborare un piano triennale che individui i settori in cui più impattante sarà l’impiego della nuova tecnologia e sviluppare gli interventi di contrasto. Infine la proposta di legge stanzia anche 500.000 euro per ogni annualità del primo triennio al fine di finanziare l’attività formativa necessaria, dando indicazione che le somme necessarie possono essere reperite tramite risorse di bilancio o anche tramite il Fondo sociale europeo. Cesidio Vano
