(di Anna Ammanniti) È notizia di alcuni giorni fa, il netturbino di Roma, che drogava le donne conosciute in chat, ne abusava e poi mandava i filmati agli amici. Lo stupratore seriale è stato arrestato, sono tre le vittime accertate, ma ce ne potrebbero essere altre. Abbiamo chiesto alla dott.ssa Linda Corsaletti di spiegare chi sono i predatori sessuali, sicuramente non sono soggetti malati, non sono dipendenti da sesso, allora da cosa sono spinti nelle loro azioni? Quale è il modus operandi dei predatori sessuali, come convincono le vittime? Perché le donne si lasciano trattare in questo modo? Come possono difendersi? In che contesto sociale si inseriscono i predatori sessuali.
“I predatori sessuali destano un forte allarme sociale per tale motivo richiamano sempre più l’attenzione delle cronache. I sex offender non rappresentano una tipologia omogenea di individui. Le motivazioni che sottendono al reato, il comportamento sessuale agito, età, status sociale e modus operandi possono variare da soggetto a soggetto. Tuttavia esistono alcune caratteristiche comuni spesso associate ai predatori sessuali quali ad esempio la manipolazione: possono essere abili nel manipolare le loro vittime o nel cercare di convincerle a partecipare ad attività sessuali contro la loro volontà; la mancanza di empatia: spesso mostrano una mancanza di empatia o compassione per le loro vittime, ignorando il dolore o il trauma inflitto; disturbi psicologici: alcuni predatori sessuali possono avere disturbi psicologici, come la pedofilia o la parafilia, che influenzano il loro comportamento; tendenze antisociali: possono avere una storia di comportamento antisociale, come la criminalità o l’aggressività; predazione su vulnerabili: spesso cercano vittime che sono vulnerabili, come bambini, adolescenti o adulti in stato di ubriachezza o sotto l’influenza di droghe; isolamento sociale: alcuni predatori sessuali potrebbero condurre una vita sociale limitata o avere difficoltà nelle relazioni interpersonali; mancanza di rimorso: dopo aver commesso reati sessuali, potrebbero mostrare una mancanza di rimorso o responsabilità per le loro azioni. Questi individui commettono reati a sfondo sessuale contro qualsiasi essere umano, si tratti di uomini, donne o bambini. Non sempre le loro azioni possono essere riconducibili a patologie psichiatriche. Questi criminali sessuali possono essere adulti, così come adolescenti o soggetti in terza età. In questo gruppo eterogeneo la prevalenza è maschile, ma una percentuale è comunque rappresentata dal genere femminile, come vedremo meglio in seguito. Il loro comportamento può essere ben inquadrato se rientra clinicamente tra i Disturbi Parafilici elencati del DSM 5. Il termine parafilia, all’interno del DSM 5, indica un qualsiasi intenso e persistente interesse sessuale diverso dall’interesse sessuale per la stimolazione genitale o i preliminari sessuali con partner umani fenotipicamente normali, fisicamente maturi e consenzienti. Nella categoria dei criminali sessuali si distingue, in base al reato commesso, tra: Stupratori, Molestatori, Child molester, Alcune persone con specifici disturbi parafilici, Assassini che stuprano. Indubbiamente la categoria più pericolosa è quella dei sadici sessuali dove l’utilizzo della sessualità ha lo scopo di agire violenza, infatti non è la gratificazione in se ad essere ricercata, l’eccitazione è motivata dalla volontà di arrecare sofferenze, dominio e possesso su una vittima. Oggi circa un terzo delle nostre giornate lo passiamo on line: App, siti, piattaforme pertanto il web è diventato il luogo di adescamento più pericoloso e quello in cui per questi soggetti è più facile mascherare la loro vera identità o intenzioni. Il predatore sessuale è un criminale seriale che ha sviluppato una elevatissima capacità di captare e manipolare le debolezze della vittima e qualunque informazione intercettata attraverso i social ad esempio, possono essere per lui materiale prezioso per mettere in atto una strategia di attacco. Il mascheramento offerto dall’anonimato di Internet rende sorprendentemente facile conoscere i dettagli delle vittime che possono essere utilizzate per intuire le loro vulnerabilità. Questo soggetti non provano empatia o rimorso per le loro azioni. Considerano le donne esclusivamente come prede e lo stupro per loro è una droga. Eppure, nella vita di tutti i giorni, hanno aspetto e comportamenti che appaiono normali sono dei camaleonti sociali e sanno astute tecniche seduttive di tipo manipolatorio e sono molti i casi in cui l’abuso è messo in atto tramite l’utilizzo di sostanze stupefacenti, che somministrano di nascosto alla vittima, per annullarne o ridurne le difese. Le droghe da stupro sono sostanze utilizzate per alterare le capacità psichiche di una persona e possono venire assunte senza che la vittima se ne accorga. Sono inodori e insapori. Nella stragrande maggioranza dei casi infatti vengono aggiunte a bevande e cibi, quindi facilmente occultabili o più raramente vengono somministrate tramite iniezioni alle spalle della vittima. Sono sostanze facilmente reperibili, essendo utilizzate anche ad uso medico. Anche l’alcol è considerato una droga da stupro, ma necessitando di quantitativi più elevati coloro che intendono approfittare della condizione di inferiorità psichica di un soggetto, preferiscono introdurre, magari nell’alcol stesso, sostanze sedative come le benzodiazepine, normalmente usate per gli stati ansiosi, sostanze ipnotiche o che alterano lo stato psichico con effetti dissociativi come l’LSD e gli allucinogeni. Tra le più usate vi è il Flunitrazepam (comunemente conosciuto come Rohypnol) o come in questo caso la sostanza utilizzata è il lormetazepalm, questi medicinali in dosaggi elevati causano sonnolenza, stato confusionale e amnesia retrograda, la vittima che le assume inconsapevolmente infatti ricorda poco o nulla delle violenze subite. Molto usato è anche Zolpidem venduto in Italia con il nome commerciale di Stilnox o il GHB (Acido Gamma-Idrossibutirrico), un farmaco impiegato nel trattamento dell’alcolismo che viene utilizzato sia come droga di abuso, sia come droga da stupro per i suoi effetti disinibitori ed euforici. Anche la Ketamina, farmaco anestetico per uso veterinario e umano, è largamente usata sia come droga da abuso che come rape drugs: ha un effetto molto rapido dall’ingestione (circa 15-20 minuti), ha un’azione amnesica e comporta allucinazioni che rendono difficile distinguere la realtà dalla fantasia. L’utilizzo di queste sostanze ha lo scopo di rendere più vulnerabili le potenziali vittime alle aggressioni sessuali, per inabilitarle e renderle incapaci di ricordare i dettagli la violenza subita. Prescindendo dal consenso della vittima, la si rende incosciente per abusarne a proprio piacimento, al pari di un giocattolo sessuale inanimato. Nel caso di coloro che violentano con l’ausilio di droghe e mettono la vittima in stato di minorata difesa rendendola inerme le motivazioni possono essere diverse una tra tutte e’ che il soggetto sia sessualmente incompetente e annullando lo stato psichico della vittima ne evita il giudizio. Generalmente sono soggetti frustati e insicuri che come in questo caso preferiscono predare attraverso l’uso dei social in quanto il pc diventa uno schermo dietro al quale poter fingere di essere chiunque. Inoltre in altri casi entrano in gioco dinamiche devianti e psicopatologiche sadismo, la perversione, l’antisocialità e quindi l’indifferenza nei confronti dei sentimenti altrui e l’incapacità di empatizzare, nonché il bisogno di controllo sono preminenti in questi soggetti è ciò li rende socialmente pericolosi a vita in quanto non riusciranno mai a barattare quel tipo di sessualità con una basata sul consenso o che rientri nei canoni della normalità. La gratificazione sessuale infatti gli arriva non dall’atto sessuale in se, ma dalle dinamiche messe in atto. Questi soggetti privano totalmente le donne delle capacità umane per sentirle sotto il loro assoluto dominio. Come se l’eccitazione derivasse dall’abusare principalmente di un essere non più o comunque non completamente, vivo. I predatori sessuali che drogano le vittime possono farlo per vari motivi, tra cui: controllo – le droghe possono essere utilizzate per ridurre la resistenza o l’opposizione delle vittime, rendendole più vulnerabili al controllo del predatore; manipolazione – i predatori possono cercare di manipolare o abusare delle vittime quando sono in uno stato di confusione o incapacità dovuto all’effetto delle droghe; segretezza – l’uso di droghe può rendere meno probabile che la vittima ricordi l’abuso o possa denunciarlo in seguito. Il fatto che filmasse le vittime a loro insaputa serviva a questo soggetto per rivivere quelle sensazioni tra una preda e l’altra. Ritengo poco plausibile infatti che le vittime siano solo tre. Proprio per il fatto che chi finisce nella trappola di soggetti come questo non ricorda le violenza, potrebbero esserci altre donne che non ricordano. Sono individui che non si pongono limiti. Le vittime di predatori sessuali potrebbero non segnalare immediatamente gli abusi subiti per diversi motivi complessi. Alcuni motivi possono includere: paura – le vittime possono temere ritorsioni, vergogna o stigmatizzazione se denunciano gli abusi; manipolazione – i predatori sessuali spesso manipolano le loro vittime psicologicamente, facendo loro credere che l’abuso sia colpa loro o che non saranno credute; dipendenza – in alcuni casi, le vittime possono dipendere economicamente o emotivamente dal predatore, rendendo difficile per loro rompere il legame; mancanza di consapevolezza – alcune vittime potrebbero non riconoscere subito che sono state vittime di abusi sessuali, soprattutto se gli abusi sono avvenuti in situazioni ambigue; vergogna e colpa – molte vittime provano sentimenti di vergogna e colpa a seguito degli abusi, il che può ostacolare la loro volontà di parlare dell’accaduto. È fondamentale promuovere la consapevolezza e fornire un sostegno adeguato alle vittime in modo che possano cercare aiuto quando se ne sentono pronte. In America è molto commercializzata e diffusa la “smart straw” ossia la “cannuccia intelligente“. È una cannuccia antistupro facilmente reperibile su internet che permette di rilevare la presenza all’interno del proprio drink di Ketamina, GHB, Flunitrazepam e altre droghe: sostanzialmente è una cannuccia dotata di due test che diventano blu nel momento in cui rilevano ed entrano in contatto con una droga. Una accortezza semplice, ma di grande aiuto è quella di non accettare drink dagli sconosciuti o comunque di non togliere mai l’attenzione dalla bevanda e ritirarla personalmente una volta preparata. Evitare bevande già aperte se in bottiglia e non lasciare la propria consumazione incustodita, evitare di stare in locali stipati dove il contatto fisico risulta facilitato, non stare soli in luoghi estranei e preferire le uscite con persone di fiducia. Sono soggetti che possiamo trovare in qualunque contesto sociale per tale motivo è difficile difendersi soprattutto perché ripeto sono abilissimi nel mascherare le loro vere intenzioni e sanno perfettamente come carpire la nostra fiducia. Motivo per il quale le vittime di questi soggetti non devono mai sentirsi in colpa per essere cadute in trappola”.
