(di Alessandro Iacobelli) “A futura memoria”, il ricordo sempre vivo di Giancarlo Siani. Prendiamo in prestito il volume pubblicato da Leonardo Sciascia per riavvolgere il nastro della storia umana e professionale del giovane cronista de Il Mattino ucciso a Napoli il 23 settembre 1985.
Descrivere la realtà che lo circondava in tutte le sue sfaccettature: questo era l’obiettivo di un ragazzo che sognava in grande dinanzi ad una macchina da scrivere. Iniziò da “abusivo”, un po’ come tutti noi del mestiere agli albori del proprio percorso, nella sede distaccata del mitico quotidiano partenopeo. Al volante della inconfondibile Méhari verde partiva dal Vomero, quartiere dove viveva, verso l’avamposto Torre Annunziata. Cronaca e, inevitabilmente, tanta criminalità organizzata. La camorra in quello spicchio di Campania dominava la scena con l’alleanza stipulata dai cartelli Nuvoletta, Bardellino, Alfieri a cui si aggiunge il boss principale di Torre Valentino Gionta. Questi clan si unirono in radicale contrapposizione alla Nuova Camorra Organizzata di Cutolo. L’attività che forniva maggiore remunerazione? Neanche a dirlo, il traffico di droga. Tanti, purtroppo, i tossicodipendenti che costituivano un terreno fertilissimo per le opere criminali. Stupefacenti e terremoto. Sì, perché nel 1980 il sisma dilaniò l’Irpinia e gran parte del territorio regionale. Giancarlo, che il suo lavoro lo sapeva fare e bene, non si lasciò intimidire riuscendo ad andare a fondo pure su questo tema. Fu dimostrato in breve il rapporto fin troppo ammiccante tra i vertici dell’amministrazione comunale dell’epoca di Torre Annunziata e le figure di spicco locali della camorra. Intrecci che Siani aveva già presentato sulle colonne dei periodici “Osservatorio sulla camorra” e “Il lavoro nel Sud”. Ma torniamo all’alleanza Nuvoletta-Bardellino-Alfieri-Gionta. La love story in realtà non durò molto. Il 26 agosto 1984 un commando di 15 uomini aprì il fuoco uccidendo 8 soggetti collegati al clan Gionta. Il 9 giugno 1985 scattarono le manette proprio per il boss Valentino. “La sua cattura potrebbe essere il prezzo pagato dagli stessi Nuvoletta per mettere fine alla guerra con l’altro clan della Nuova Famiglia, i Bardellino”, scrisse Siani il 10 giugno sulle pagine de Il Mattino. Sarebbe stato proprio questo servizio a scatenare l’ira di Angelo Nuvoletta nei confronti del giornalista, aspirante professionista, originario di Napoli. A pochi metri da casa, quel maledetto 23 settembre 1985, tre sicari interruppero l’esistenza di Giancarlo a soli 26 anni. Solo nel 2003 arrivarono le prime sentenze giudiziarie. Da sottolineare il libro “Il caso non è chiuso” realizzato da Roberto Paolo. L’opera pone forti perplessità su mandanti ed esecutori del terribile delitto. La sensazione è che in futuro questa storia potrebbe sfoderare ulteriori e inediti scenari.
