(di Cesidio Vano) Giubileo e fondi del Pnrr: una grande opportunità per il rilancio dell’economia nel Lazio ma anche un’occasione d’oro per mafia e criminalità organizzata di fare affari e riciclare denaro. A suonare l’allarme è la Direzione investigativa Antimafia che nell’ultima relazione semestrale mette in evidenza l’elevato rischio di infiltrazioni malavitose nella gestione dei cantieri per le opere pubbliche che debbono essere realizzate a Roma e nel resto del Lazio in vista del giubileo 2025 e per l’utilizzo dei fondi europei del Programma nazionale di ripresa e resilienza (Pnrr).
Il Lazio, infatti, si conferma – anche nel secondo semestre del 2022 – come la prima regione “per numero di segnalazioni in funzione del rischio di riciclaggio o di finanziamento del terrorismo”. La Dia annota che il territorio regionale “ha fatto registrare dati in ulteriore crescita raggiungendo le 9.788 segnalazioni di operazioni sospette (SOS) complessive, 8.705 delle quali nella sola Capitale, a fronte delle 8.363 del semestre precedente”. Secondo quanto emerge dal documento redatto dagli investigatori, sia il territorio regionale che Roma rappresentano una “opportunità di investimento” per i clan. L’Antimafia, inoltre, si rifà a quanto già denunciato dal presidente della corte d’appello di Roma, che in occasione della relazione sull’amministrazione della giustizia del 2022, aveva lanciato l’allarme sul rischio che le strutture criminali possano infiltrarsi nella macchina burocratica che gestisce “gli stanziamenti miliardari previsti tra il 2021 e il 2026 per la realizzazione degli obiettivi del Pnrr e le ingenti risorse che affluiranno a Roma in vista del Giubileo”. Sempre la Dia, inoltre, ribadisce che nel Lazio esistono varie realtà criminali di stampo mafioso “nessuna delle quali esercita in maniera monopolistica il controllo del territorio poiché le proiezioni delle mafie tradizionali coesistono e interagiscono con locali gruppi criminali”. Insomma, nel Lazio mafie e organizzazioni criminali locali riescono a ‘coabitare’ senza che nessuna debba necessariamente prevalere. La relazione della Dia fornisce anche la ‘mappa’ delle organizzazioni malavitose che operano sul territorio romano: nella Capitale “si conferma la presenza di organizzazioni criminali di matrice ‘ndranghetista. A Nord della città, spiccano gli esponenti della ‘ndrina Morabito di Africo Nuovo (Reggio Calabria) nei Comuni di Morlupo, Rignano Flaminio, Castelnuovo di Porto e Capena, mentre all’opposto la zona dei Castelli è soggetta all’influenza dei Molè di Gioia Tauro e dei Mazzagatti di Oppido Mamertina. I Piromalli ‘frequentano’ il quartiere Appio Latino-San Giovanni. I clan della camorra Moccia e Contini, assieme ai Mazzarella, spiccano per le loro attività di riciclaggio con i Senese che ‘prosperano’ nei quartieri Tuscolano e Cinecittà”; il litorale romano, invece, si caratterizza per la presenza della mafia siciliana, rappresentata dai clan catanesi Mazzei, Pillera, Santapaola-Ercolano, e da quelli palermitani dei Gravani, dai gelesi Rinzivillo e dagli agrigentini Triassi. Sempre sul litorale romano spicca ovviamente la presenza dei Fasciani e degli Spada. I Casamonica continuano a presidiare il quadrante sud della Capitale (Porta Furba, Quadraro e Anagnina) mentre i Gambacurta esercitano il controllo nel quartiere di Montespaccato gestendo le piazze di spaccio tra Boccea e Aurelia. In oltre, a livello nazionale, la Dia segnala come queste organizzazioni utilizzino sempre meno la violenza e dimostrino sempre più un crescente interesse per gli affari e gli investimenti, soprattutto in aree del Paese dove c’è una “forte sofferenza economica”, ma con lo sguardo sempre puntato sulle nuove tecnologie. La relazione sottolinea come “oggi le mafie preferiscano rivolgere le proprie attenzioni ad ambiti affaristico-imprenditoriali, approfittando della disponibilità di ingenti capitali accumulati con le tradizionali attività illecite”. In tal modo, infiltrazione e corruzione sostituiscono l’uso della violenza e dell’intimidazione e diventano il nuovo modus operandi dei clan che, “nel loro incessante processo di adattamento alla mutevolezza dei contesti”, per ottenere profitti e consensi dimostrano di saper stare al passo anche con le più avanzate strategie di investimento, riuscendo a cogliere le opportunità offerte dai fondi pubblici nazionali e comunitari (Recovery Fund e Pnrr)”.
