La provincia di Frosinone è al 68° posto nella classifica, redatta dal Sole24Ore e diffusa a fine di luglio, per quel che riguarda la povertà educativa.
Per povertà educativa, come spiega “Save the children”, viene definita come la privazione da parte dei bambini, delle bambine e degli/delle adolescenti della possibilità di apprendere, sperimentare, sviluppare e far fiorire liberamente capacità, talenti e aspirazioni”. La povertà educativa è strettamente connessa alla povertà economica; è inoltre una forma di povertà purtroppo in crescita, anche in Italia, che impatta fortemente sulla capacità dei minori di immaginare il proprio futuro Nel Lazio è Roma il capoluogo con meno povertà educativa (38,2% che fa di Roma anche al provincia prima a livello nazionale), seguita da Rieti con il 44,8%, Frosinone con il 47,6%, Viterbo con il 48,1% e Latina che, con il 48,8% e l’unica della regione a superare la media nazionale che è del 48,2%. Stando ai calcoli fatti da Il Sole24Ore, basati sui dati Istat del censimento 2021, l’Italia finisce spaccata in due se si tiene conto del divario nei livelli di istruzione nelle varie regioni e province: in modo specifico questa divisione emerge se si fa riferimento ai titoli di studio conseguiti dalla popolazione residente oltre i 9 anni, età minima di riferimento per l’alfabetizzazione (censimento permanente 2021). Le 10 province con l’incidenza maggiore di residenti con un basso livello di istruzione (uguale o inferiore alla licenza media) sono quasi tutte del Mezzogiorno: Sud Sardegna, Barletta, Nuoro, Oristano, Ragusa, Caltanissetta, Enna, Prato, Brindisi, Taranto. Nel presentare il proprio studio, da Il Sole24Ore, evidenziano come “La geografia dei titoli di studio offre una dimensione del fenomeno della povertà educativa, prendendo in esame il solo risultato finale (in termini di titolo di studio conseguito, appunto). Sono inclusi gli analfabeti, gli alfabeti privi di titolo di studio, i titolari di licenza elementare o media. I dati riflettono così l’abbandono scolastico, ma non riescono a misurare il ruolo del contesto: dotazione scolastica, contesto ambientale, capacità reddituale delle famiglie, disoccupazione e accesso a internet. Seppur con uno sguardo parziale, mettono comunque in luce un importante divario che va dalle province sarde fino alle grandi aree metropolitane di Roma e Milano, passando subito dopo per Trento e Bolzano: mentre sono fino a sei su dieci i residenti con basso titolo di studio in territori come Sud Sardegna, Nuoro e Oristano, nelle province più istruite invece questa incidenza scende sotto i quattro su dieci”. La classifica presentata da il Sole24Ore è stata anche commentata dal ministro dell’Istruzione e del Merito, Giuseppe Valditara: “La povertà educativa è una condizione sociale fortemente correlata alla povertà economica. Troppo spesso la ridotta disponibilità economica si traduce in una drastica riduzione delle possibilità e delle occasioni educative proprio nel periodo della vita in cui l’educazione e la formazione giocano un ruolo essenziale nello sviluppo della persona”. Dal ministero hanno ricordato anche che “in Italia sono circa 1.200.000 i bambini che vivono in una condizione di significativa debolezza economica e si trovano quindi a rischio. Questi bambini non possono permettersi la possibilità di partecipare a un evento, di visitare una mostra, di andare al cinema, più in generale di godere di consumi culturali”. Per fronteggiare la situazione, una delle missioni del Pnrr è ridurre entro il 2026 la percentuale di abbandono precoce dell’istruzione e della formazione (oggi pari al 12,7% in Italia) al 10,2 per cento, fermo restando l’obiettivo di riduzione della dispersione scolastica al 9% nel 2030, come previsto nell’ambito della costruzione dello Spazio Europeo dell’istruzione.
