(di Cesidio Vano) Centocinquanta mila euro al giorno. Tanto ci costa il Consiglio regionale del Lazio, stando ai dati dell’ultimo rendiconto approvato a fine giugno dall’Aula della Pisana.
Infatti, se si tiene conto dei costi relativi al 2022 previsti per il funzionamento dell’Assemblea legislativa (pari ad oltre 35,8 milioni di euro); dei costi per beni di consumo, acquisto di servizi, manutenzione ordinaria e riparazioni, utenze, canoni ecc. (per oltre 15,1 milioni di euro) e per le manutenzioni ordinaria e straordinaria degli immobili del Consiglio (per oltre 3,4 milioni di euro) si ha una spesa totale di 54,3 milioni di euro nel corso del 2022 pari, appunto, ad una media giornaliera di oltre 148.000 euro di spesa. Se, ad essere buoni, si vogliono considerare solo le spese ‘vive’ per l’organismo istituzionale, ovvero: indennità dei consiglieri, degli assessori e degli organismi autonomi; pagamento dell’Irap; dei contributi per il funzionamento dei gruppi consiliari (compreso il personale assunto dagli stessi); dei vitalizi; delle consulenze assunte dalla politica; delle spese di rappresentanza, per l’organizzazioni di eventi, la pubblicità e i servizi di trasferta; dei contratti assunti per l’informazione e la comunicazione, i versamenti alla giunta dei rimborsi e restituzioni di consiglieri, gruppi e terzi, la spesa media giornaliera scende poco sotto i 100.000 euro. Non siamo lontani dai costi che lo stesso consiglio regionale faceva registrare nel 2012 – poco più di 100.000 euro al giorno -, quando il Governo Monti, a seguito dei noti scandali dell’utilizzo di fondi pubblici per finalità tutt’altro che consentite da parte dei gruppi consiliari regionali del Lazio, emanò un apposito decreto legge per limitare lo sperpero di denaro pubblico, obbligando tutte le Regioni a rivedere le spese per i Consigli, le indennità e i vitalizi (che non sono spariti, ma hanno cambiato forma e nome). Ma vediamo più nel dettaglio quali sono le spese che pesano sul bilancio del consiglio regionale. Dei 35,8 milioni della cosiddetta “Missioni I – Programma 01 organi istituzionali” abbiamo detto appena sopra: rientrano in queste spese le indennità che spettano ai componenti del consiglio, a quelli della giunta e quelli che compongono gli organismi autonomi (come i vari garanti, difensore civico, ecc.); ci sono poi le spese necessarie a pagare i vitalizi degli ex consiglieri – sia quelli anti riforma del 2012 che quelli successivi anche se meno onerosi- e le consulenze di cui i politici hanno necessità per lo svolgimento del loro mandato; ci sono le spese per consentire il funzionamento dei gruppi e per pagare il personale che gli stessi gruppi assumono; ci sono poi le spese di rappresentanza e di comunicazione/pubblicità, ecc. Le spese previste dal Programma 03 per la “Gestione economica, finanziaria, programmazione e provveditorato” invece sono quelle che registrano i costi necessari alla gestione del Consiglio regionale del Lazio relativamente agli approvvigionamenti di beni di consumo, acquisto di servizi (pulizie, vigilanza, noleggi e affitti di strumentazione e immobili), manutenzione ordinaria e riparazioni, utenze e canoni, prestazioni professionali specialistiche, risarcimento danni, premi assicurativi, oneri da contenzioso. In totale 15,1 milioni di euro, come già detto. Poi, ancora, ci sono le spese per far fronte al Programma 06 “Ufficio tecnico” che raccoglie le voci di spesa relative all’acquisto di beni patrimoniali, alla manutenzione ordinaria e straordinaria su beni immobili ed agli incarichi professionali per la realizzazione degli investimenti, sia in conto capitale che corrente: 3,4 milioni di euro nel 2022. In tutto il bilancio del Consiglio regionale vale circa 91 milioni di euro. Infatti, alle voci proprie del funzionamento dell’Assemblea e dei suoi uffici, vanno aggiunti i milioni di euro che servono ad alimentare i fari fondi (di riserva, di per i crediti di dubbia esigibilità, per i debiti fuori bilancio, per l’indennità di fine mandato, per i vitalizi maturati nella precedente legislatura e non ancora erogati, ecc.) e le cosiddette ‘partite di giro’ ovvero soldi che l’ente vede solo ‘passare’ in bilancio perché destinati a soggetti terzi che debbono riscuoterli. Ci sono poi le partite dei residui attivi e passivi. Soldi che l’ente deve ancora incassare o pagare e relativi a gestioni precedenti. Somme vincolate, ecc. Tra le spese, emerge che nel 2022, il Consiglio regionale ha sborsato 207.000 euro per carburante e combustibile; ha speso 2,2 milioni in canoni e utenze; 1,9 milioni per riparazioni; 5,4 milioni per vigilanza, pulizie e facchinaggio; 321.000 euro in prestazioni professionali specialistiche; 13,2 milioni per compensi indennità agli organi istituzionali. Note positive, invece per ‘Servizi di ristorazione’: si è speso zero euro! Consulenze: appena 1.000 euro; Servizi informatici e di telecomunicazioni: appena 2.300 euro.
