Isola del Liri – Una bambola tra le braccia di un anziano ricoverato presso l’Unità di Degenza Infermieristica: che succede?

Sara Pacitto
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Su proposta degli operatori sanitari, nello specifico del personale infermieristico, nella Unità di Degenza Infermieristica di Isola del Liri, presso l’ex ospedale, è stata recentemente introdotta la “Baby Doll Therapy”. I risultati della terapia della bambola sono notevoli, gli effetti positivi sia in ambiente domestico che nelle residenze per gli anziani, sono stati dimostrati da diversi studi. Tutte le considerazioni riportate hanno ovviamente riscontro nelle osservazioni medico/sanitari pubblicate su riviste scientifiche a livello mondiale.

Dall’invecchiamento della popolazione derivano specifiche esigenze socio-sanitarie, in particolar modo riconducibili all’incremento di patologie cronico-degenerative, tra cui la demenza: ne consegue la necessità di creare strutture e programmi rivolti alla gestione di dette problematiche. In tale contesto si pone l’approccio non farmacologico rappresentato dalla “Baby Doll Therapy”, il cui fine ultimo è la promozione di una migliore qualità di vita attraverso la gestione dei sintomi comportamentali e dell’umore tipici dell’utente con demenza, agendo sulla diminuzione dell’agitazione e dell’ansia, sulla riduzione dell’aggressività, sul miglioramento dell’espressività, delle sensazioni, delle emozioni. In definitiva i risultati ottenuti dagli studi condotti finora sostengono la validità della terapia della bambola nel trattamento dei disturbi comportamentali e dell’umore nell’anziano affetto da demenza. Nello specifico è stata constatata la riduzione dell’agitazione, dell’aggressività fisica e verbale e del “vagabondaggio”, si sono incrementati i livelli di attività, di socializzazione e di comunicazione. In relazione al carico farmacologico, la terapia della bambola si è in alcuni casi dimostrata efficace nel diminuire il dosaggio di antipsicotici e ansiolitici. Il miglioramento delle dimensioni della vita affettiva, relazionale e comportamentale dell’individuo si traduce in un significativo ampliamento del benessere della persona, grazie alla peculiarità propria dell’oggetto-bambola di contribuire al soddisfacimento di alcune delle necessità innate dell’individuo, quali l’attaccamento, l’interazione, le attività dirette ad uno scopo e l’identità. È stato inoltre dimostrato l’effetto antalgico della bambola, nel contenere il senso di frustrazione e di angoscia derivante dal costante senso di disorientamento. In particolare si è rivelata utile nel minimizzare l’agitazione, l’ansia e l’apatia, nel diminuire gli episodi di “vagabondaggio” e di aggressività e nel migliorare l’umore e l’espressività. I comportamenti non consoni vengono sostituiti da attività come vestire e svestire la bambola, osservarla, cantare, parlare con l’oggetto, abbracciarlo e sorridergli. In questo senso il prendersi cura della bambola può esaltare la dignità dell’individuo, nella misura in cui la persona ha l’opportunità di svolgere attività di “assistenza” piuttosto che riceverle. Dal punto di vista etico, la terapia della bambola nella gestione dell’anziano con demenza potrebbe essere percepita dalla famiglia come poco dignitosa, un approccio umiliante ed infantile ma, a tutti gli effetti, questa è in linea con i principi di beneficenza. Inoltre la bambola è uno strumento a basso costo, se confrontato con altri tipi di terapie non farmacologiche, poiché non necessita di materiali eccessivamente dispendiosi e può essere applicata in qualunque momento della giornata. In conclusione, dall’analisi degli studi fruibili è chiaro che la terapia della bambola, non presentando effetti collaterali significativi, si mostra come un potenziale intervento finalizzato al cambiamento favorevole della qualità di vita della persona con disturbi del comportamento e dell’umore, alla semplificazione dei tempi assistenziali e alla promozione di un ambiente sicuro non solo per l’anziano affetto da demenza ma anche per le persone a lui vicine. È ovvio che i possibili sviluppi futuri di ricerca sono da ritenersi essenziali per la valutazione dell’efficacia della Baby Doll Therapy. Abbiamo voluto sentire l’infermiere Marino Giona, impiegato presso l’Unità di Degenza Infermieristica di Isola del Liri, per capire il punto di vista professionale «Tutto ciò che abbiamo appreso dai diversi studi in tal senso è stato poi confermato nella pratica, l’esperienza in reparto ci dimostra i benefici della Baby Doll Therapy, una innovazione rispetto alla terapia farmacologica convenzionale, adottata nella nostra UDI da poco meno un anno, su circa 10 pazienti. I giovamenti descritti, oltre a migliorare il benessere del soggetto affetto da Alzheimer o da demenza senile, fanno sì che vengano ridotte le dosi dei farmaci somministrati nel recovery, anche per gli antipsicotici ed ansiolitici, riducendo il rischio di effetti collaterali, l’assuefazione ai medicinali, lo stato soporifero del paziente derivante dai farmaci. Inoltre la terapia in reparto ha un effetto “doppio”, che si riflette anche sul paziente compagno di camera: la bambola è il mezzo tradizionale con cui il soggetto entra in contatto con l’ambiente esterno, favorisce le relazioni sociali quindi, se inizialmente il paziente è disfunzionale verso l’altro degente, con la terapia della bambola anche quest’ultimo trarrà beneficio, si sentirà rassicurato». Relativamente al ruolo degli operatori sanitari all’interno dell’UDI di Isola del Liri, l’infermiere Marino Giona ci conferma quanto sia importante il suo ruolo e dei colleghi infermieri nella terapia «L’interazione del personale infermieristico è fondamentale, tutti noi dobbiamo essere attenti affinché il legame affettivo che il paziente stringe con la bambola non sia eccessivo in quanto potrebbe indurre ad un affaticamento psicologico del soggetto». La figura ancillare dell’infermiere rispetto al medico è stata nettamente modificata dalla legge 739/94 «Le attività occupazionali rivolte all’assistenza generale del paziente sono ormai indipendenti, a nostra discrezione. Una volta acquisita la diagnosi medica, l’infermiere può assumersi la responsabilità di una iniziativa mirata al benessere del paziente, confrontandosi con i medici sui risultati». Marino Giona ci tiene a specificare che la Baby Doll Therapy può essere praticata esclusivamente con il consenso della famiglia del paziente, ancor più perché dopo la stabilizzazione del paziente, la dimissione dalla struttura sanitaria ed il ritorno a casa è necessario che i parenti non interrompano la terapia con la bambola, stimolando il paziente in ambiente domestico. Le famiglie dei pazienti ricoverati presso l’Unità di Degenza Infermieristica intendono rivolgere un sentito ringraziamento al dr. Luca Di Sarra, coordinatore dell’Hospice e dell’UDI di Isola del Liri, ed a tutto il personale infermieristico del reparto: i risultati della Baby Doll Therapy sono inconfutabili, aver introdotto questa terapia “alternativa” dimostra l’attenzione e la sensibilità umana, oltre che confermare competenza e professionalità degli operatori medico/sanitari nei confronti dei pazienti e delle rispettive patologie, considerate persone prima che degenti. Complimenti per la straordinaria iniziativa. Sara Pacitto
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