(di Cesidio Vano) Sono tre i punti attorno a cui ruotano le ragioni che hanno convinto la Giunta regionale, guidata dal presidente Francesco Rocca, ad annullare in autotutela – come per tempo annunciato – la delibera approvata, nel novembre 2022, dal precedente esecutivo dimissionario e con cui si erano fissate le quote di rappresentanza dei Comuni negli Enti di governo degli Ato dei rifiuti del Lazio.
Come noto, però, l’unico Egato – poi denominato Egaf – ad essere istituito è stato quello della provincia di Frosinone, alla cui presidenza è stato eletto l’allora consigliere regionale del Pd Mauro Buschini. Una prima censura riguarda l’errore in merito al ‘peso ponderato’ (quota di rappresentanza) attribuito non al singolo Comune – come vorrebbe la normativa regionale – ma riferito a non meglio specificate ‘Unione di Comuni’ (di fatto solo un’aggregazione di dati tra più enti che non sempre, inoltre, gestiscono assieme il servizio rifiuti). Tale ‘errore’ – nel fornire un voto ponderato ‘cumulativo’ e non per singolo Comune – avviene non solo per l’Egato ciociaro, ma anche per quelli – rimasti solo sulla carta – di Roma e Rieti. Inoltre, a seguito di errati arrotondamenti decimali, la somma delle singole quote di rappresentanza attribuite per ciascun ente di governo non è pari a cento. Nel caso di Frosinone, ancora, le quote di rappresentanza fornite in forma aggregata sono state poi – non è spiegato con quale metodo logico – autonomamente ripartite tra i singoli Comuni, ottenendo un ulteriore discostamento di valori, che avrebbe necessariamente dovuto comportare un ricalcolo delle quote degli altri enti coinvolti, con comuni chiamati a partecipare con maggiore apporto economico al bilancio dell’ente e altri con minore. Per quanto la vicenda delle quote assegnate a pseudo Unioni e non ai singoli Comuni appaia particolarmente pasticciata e molto articolate le censure mosse, il vero vulnus della delibera in via di annullamento, appare essere però legato alla carenza di motivazione: non è stata data spiegazione dei calcoli fatti per giungere a determinare le quote di rappresentanza attribuite, poiché non è stata indicata né la formula utilizzata per la determinazione della quota di rappresentanza dei Comuni all’interno dell’ente di governo, né i relativi sotto-pesi utilizzati per determinarla, che avrebbero dovuto prendere in considerazione, tra gli altri, anche il ‘range’ di raccolta differenziata raggiunta da ogni comune e la presenza (e valutazione) di impianti per la trasformazione o stoccaggio dei rifiuti. Tutte censure che già il Comune di Fiuggi, tramite l’avvocato Fabio Raponi, e anche il Comune di Torrice hanno mosso, il primo davanti al Tar del Lazio, e il secondo con ricorso straordinario davanti al Capo dello Stato. Ieri, come abbiamo già scritto, le commissioni regionali Bilancio e Rifiuti hanno espresso il loro parere favorevole all’atto di annullamento proposto dall’esecutivo Rocca, che può quindi adesso deliberare in via definitiva la misura d’autotutela, con l’adozione della quale vengono meno tutti gli atti successivi: nomina del presidente Buschini, nomina del consiglio direttivo, approvazione del bilancio, incarichi e consulenze. A qual punto l’Egaf sarà come mai esistito. Anche per questo, l’Egato di Frosinone – che già ha annunciato ricorso al Tar contro la delibera di autotutela della Regione – è intervenuto fornendo proprie controdeduzioni allo schema di deliberazione. L’ente guidato da Mauro Buschini, assistito e difeso dall’avvocato Francesco Scalia, ha essenzialmente indicato in quattro questioni la propria contrarietà all’adozione del provvedimento dissolutorio dell’Egato. Ha sostenuto che: 1) l’atto dell’esecutivo è in contrasto con la precedente volontà, consacrata nella decisione di Giunta n. 4 del 10 febbraio 2023, di voler procedere ad una mera rettifica della tabella annessa alla deliberazione giuntale n. 1063 del 2022, e non anche ad un annullamento della stessa (ma quella delibera non ha mai completato l’iter di approvazione, quindi non esiste proprio); 2) l’Egaf ha comunque approvato una serie di atti e contratto obbligazioni di cui va tenuto conto nel bilanciamento degli interessi pubblici; 3) l’insussistenza dell’interesse pubblico sotteso alla volontà di procedere all’annullamento d’ufficio (ma la Regione ha ritenuto prevalenti gli interessi pubblici che verranno tutelati con l’annullamento della delibera); 4) l’inopportunità nel non voler attendere la decisione del TAR sul ricorso giurisdizionale proposto dal Comune di Fiuggi (ma la Regione ha ricordato che “l’Amministrazione se rileva l’esistenza di un vizio originario che affligge un proprio provvedimento è tenuta/obbligata a rimuoverlo dall’Ordinamento – con ogni ragionevole solerzia, peraltro, proprio al fine di non far sedimentare situazioni giuridiche illegittime – non demandando all’Autorità giudiziaria l’esercizio di proprie prerogative”). Dopo la lettura della delibera che la Giunta Rocca sta per approvare in via definitiva, resta però solo un dubbio: cosa avverrà con le obbligazioni nel frattempo contratte dall’Egato? Chi onorerà eventuali debiti con lavoratori, amministratori e fornitori? Dissolvere l’Egato ne rende impossibile il commissariamento o la liquidazione. Un aspetto che non sembra essere stato finora affrontato, di cui potrebbero, alla fine, fare le spese i singoli Comuni.
