Ospite d’eccezione Gabriella Saracino, mamma di Gaia Von Freymann, una delle due sedicenni uccise da un’auto impazzita su corso Francia nel 2019.
La folta squadra dell’ACI, composta dai referenti dell’AC Frosinone e da quelli dell’UT provinciale, è stata ospitata dall’Istituto Alberghiero della cittadina termale per volontà del dirigente, ing. Francesco Cozzolino e del referente orientamento Giovanni Amati. L’attenzione, tuttavia, si è concentrata quasi esclusivamente sulla presenza di Gabriella Saracino, formatrice ACI nazionale ma, soprattutto, testimone diretta di una immane tragedia della strada. Sua figlia Gaia, infatti, a soli 16 anni, è stata investita ed uccisa assieme alla sua migliore amica Camilla Romagnoli nel 2019 su corso Francia da un’autovettura fuori controllo, guidata da un giovane sotto effetto di sostanze, come stabilito dal Tribunale della capitale. L’incontro si è aperto con una relazione ‘peer to peer’ degli studenti delle classi quarte, a conclusione di un progetto UDA proprio sulla tematica ‘I giovani e l’alcool’, rivolta ai compagni delle classi seconde che ha spiegato i rischi connessi all’abuso di sostanze sia in generale, sia quando si guida un veicolo. Subito dopo è stato proiettato un estratto del docufilm di Sky che racconta i due puntate quella immane tragedia di Corsa Francia a Roma divenuta anche un caso mediatico. A seguire l’intervento della Saracino che ha commosso e si è commossa raccontando chi era sua figlia, “…una ragazza normale come voi che siete qui davanti a me ora- ha detto la mamma di Gaia- piena di sogni e progetti che ora sono infranti. Se potrò salvare anche solo una sola vita facendo questi incontri nelle scuole io sarò felice e avrò dato un senso al mio dramma personale”, ha concluso. Poi si è passati alla lezione vera e propria, con gli interventi della responsabile dell’UT di Frosinone, Sandra Pagani che ha mostrato gli effetti fisici dell’uso e dell’abuso dell’alcool (e delle droghe) e della direttrice dell’Automobile Club Frosinone, Celestina Arduini. Quest’ultima, in particolare, ha spiegato cosa fa l’ACI a livello istituzionale come ente in materia di sicurezza stradale ed ha invitato i ragazzi a riflettere sul senso di colpa che i protagonisti degli omicidi stradali portano con sé a vita, anche quando hanno scontato la loro pena. L’incontro si è chiuso con un’attività pratica che ha destato molta curiosità nei ragazzi ma anche negli insegnanti, un esercizio che simula gli effetti dell’ubriachezza mediante l’utilizzo di uno speciale occhiale distorcente che rende quasi impossibile orientarsi sul tappeto e l’itinerario appositamente allestiti.
