La battaglia per il reddito di cittadinanza sbarca alla Pisana: il Pd chiede a Rocca di schierarsi contro il Governo

Cesidio Vano
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(di Cesidio Vano) La battaglia del Pd in difesa del reddito di cittadinanza e contro la decisione del governo Meloni di rivedere completamente l’ammortizzatore sociale approda anche in Consiglio regionale del Lazio, dove sette consiglieri regionali del Partito democratico hanno depositato una mozione, che dovrà essere ora esaminata dall’Aula, tramite cui intendono impegnare il Consiglio regionale, il Presidente e la Giunta a “sostenere, per quanto di propria competenza, ogni iniziativa che possa promuovere, in sede di conversione del c.d. Dl Lavoro, quelle modifiche che migliorino gli strumenti attualmente previsti in modo che la misura di sostegno al reddito raggiunga senza discriminazioni tutti i soggetti in condizione di povertà, con un’erogazione economica adeguata all’obiettivo sia nell’importo sia nella durata, e che rivalutino il meccanismo dell’offerta congrua con l’obiettivo della tutela dell’autodeterminazione lavorativa dell’individuo”; ad “opporsi ad ogni ulteriore tentativo di depotenziare le politiche del welfare, ovvero gli strumenti di sostegno alla povertà e gli attuali strumenti di sostegno al reddito”; a “supportare la campagna “Ci vuole un reddito”, sostenendo attivamente le iniziative della campagna stessa”.

La mozione porta la firma dei consiglieri Marta Bonafoni, Mario Ciarla, Sara Battisti, Eleonora Mattia, Massimiliano Valeriani, Michela Califano E Emanuela Droghei ed è stata depositata nella segreteria del consiglio regionale Martedì scorso. Nel documento si legge: la riforma operata dal Governo “opera una drammatica riduzione dei sostegni e presenta diverse criticità, tra cui: l’AdI (Assegno di inclusione), essendo destinato ai soli nuclei familiari con componenti che hanno determinate tipologie di fragilità (disabili, minori, età pari ad almeno 60 anni), non può essere considerata una misura di contrasto alla povertà; i nuclei in povertà che non hanno componenti con le fragilità sopra indicate, hanno accesso ad uno strumento alternativo, il SFL (Supporto per la formazione e il lavoro), non configurabile come misura di contrasto alla povertà, con soglia ISEE di accesso escludente, pari a soli euro 6.000, un contributo economico decurtato pari a soli 350 euro al mese ed inoltre con erogazione condizionata alla partecipazione a percorsi formativi e durata pari a quella della formazione non superiore in ogni caso ad un anno; le misure restano discriminatorie nei confronti dei cittadini stranieri, in quanto non recepiscono le pronunce europee nel merito; è stato eliminato il criterio geografico dalla definizione di offerta congrua, costringendo i nuclei familiari a delocalizzarsi, anche nei casi in cui al loro interno vi sia un soggetto fragile; è stata introdotta una implicita forma di colpevolizzazione dei beneficiari, i quali sono costretti a recarsi ogni novanta giorni, i c.d. non occupabili presso i servizi sociali e i c.d. occupabili presso l’agenzia del lavoro”. Inoltre, i consiglieri del Pd ricordano che il “14esimo principio del Pilastro europeo dei diritti sociali, stabilisce che “chiunque non disponga di risorse sufficienti ha diritto ad un adeguato reddito minimo che garantisca una vita dignitosa in tutte le fasi della vita” e che “quest’anno il Consiglio e il Parlamento dell’Unione Europea hanno adottato delle raccomandazioni con cui sollecitano gli Stati membri ad istituire tale strumento come “parte integrante di sistemi nazionali di protezione sociale completi e basati sui diritti”, prevedendo, tra gli altri: i) che il reddito minimo sia adeguato sia nel suo ammontare che nella platea di beneficiari raggiunta; ii) che i criteri di ammissibilità siano trasparenti e non discriminatori; iii) che sia garantita la continuità dell’accesso al reddito minimo fintanto che sussiste la condizione di necessità che ha dato diritto al beneficio”. Infine, i consiglieri Dem, nel chiedere l’approvazione della loro mozione, ricordano anche come “a difesa del reddito come strumento di protezione sociale e del suo potenziamento si sta mobilitando anche la società civile, la cui più grande rappresentanza è convogliata nella campagna “Ci vuole un reddito”, di cui fanno parte attualmente circa 120 realtà tra cui organizzazioni di volontariato, associazioni cattoliche, organizzazioni sindacali, studentesche, e comitati di quartiere, le quali hanno deciso di riunirsi per chiedere una riforma che istituisca un reddito inclusivo ed universale”.
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