Sora – Chiavone e l’attacco a Fontechiari, alcuni documenti riscrivono la storia

Roberta Pugliesi
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(di Roberta Pugliesi) La notte fra il 9 e il 10 maggio di 160 anni fa il brigante Chiavone attaccò Fontechiari, all’epoca Schiavi. Ce lo ricorda lo studioso Giuliano Fabi che ripercorre quei momenti.

“Al suono di tromba e al grido di viva Francesco II, 150 briganti entrarono di notte nel paese, catturarono la moglie del sindaco e la rilasciarono in cambio di gioielli. Incendiarono varie case tra cui quella del sindaco, del Capitano della guardia nazionale, dell’esattore delle tasse, la farmacia, la bottega del caffè e tutto ciò che sapeva di risorgimentale. Fu l’ultimo assalto di Chiavone, concluso con successo, prima della morte che avvenne il 28 giugno 1862 a Trisulti. I Piemontesi arrestarono sei uomini accusati di essere basisti, ma furono quasi tutti assolti poichè la popolazione testimoniò a loro favore”. Di questo episodio si era persa la memoria fino a quando, 25 anni fa, nella biblioteca del Maestro Remo De Carolis, Fabi si trovò nelle mani la cronaca di un sacerdote che descriveva l’assalto. Successivamente con la pro loco, vennero trovati gli atti del processo e una intera documentazione presso l’archivio storico comunale, “una mole di documenti inediti che rappresentano una fonte neutra, uno spaccato di vita e degli umori della nostra gente, che non intravedeva nulla di buono dall’Unità Nazionale”. Molto presto questa documentazione verrà esposta al pubblico. Nel frattempo si sta allestendo presso il palazzo Agostini un museo a Fontechiari che sarà dedicato all’Unità d’Italia.
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