Sora – Medico usurato, la spirale perversa del “Prestito a fermo”

Roberta Pugliesi
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(di Roberta Pugliesi) “Un quadro indiziario grave” ed allo stesso tempo drammatico in cui si evidenzia il modus operandi degli imputati che attraverso il cosiddetto “prestito a fermo” hanno gettato nella disperazione diverse vittime. Era già emerso nell’ambito dell’operazione “Ultima corsa“ ed emerge in maniera chiara attraverso la lettura degli atti giudiziari del procedimento a carico di due fratelli di una famiglia Sinti di Sora finiti ieri in manette per estorsione, usura e minacce e di due donne loro familiari.

I due fratelli sono entrambi nel carcere di Cassino, gravate invece dal divieto di dimora le due donne. I quattro sono difesi dagli avvocati Antonio Carugno, Mariano Giuliano e Tony Ceccarelli. Ma cos’è il prestito a fermo? “L’operazione è regolata in contanti senza supporto di atti scritti – si legge negli atti – ad eccezione di annotazioni sui quaderni o fogli volanti a fronte delle quali vengono rilasciati assegni o cambiali privi sia della scadenza sia dell’importo. Tra le parti si stabilisce una tacita intesa per cui in caso di mancato rimborso alla scadenza il prestito viene rinnovato previo pagamento di un interesse mensile fisso del 20% sino al 50%. Il rimborso avviene attraverso pagamenti periodici della sola quota interessi e senza che vi sia restituzione in conto capitale“. E sempre utilizzando le parole degli inquirenti è “Una spirale perversa che soltanto la vittima può spezzare riacquistando così la propria indipendenza”. Si crea un terribile “vincolo psicologico di soggezione e timore e la convinzione di chi subisce l’usura di non avere comunque alternative alla propria situazione”. Ma l’alternativa c’è: è trovare il coraggio di denunciare, per se stessi, per i propri cari ma anche per chi è stretto dalla morsa dell’usura, una vera e propria piaga che dopo la pandemia è divenuta ancor più dilagante.
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