Il Frosinone tre volte in A in otto anni. La metamorfosi dal 2003 ad oggi che Lotito non aveva visto arrivare

Dario Facci
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(di Dario Facci) Chissà cosa direbbe oggi il senatore Claudio Lotito della ripromozione (è la terza volta in otto anni) del Frosinone in serie A? Da buon romano, quando accadde per la prima volta, non ci poteva credere e si fece travolgere da un turbine di polemiche: “Carpi e Frosinone in serie A? Non scherziamo! Chi se li compra i diritti? Non sanno manco che esiste, Frosinone”. Da quel giorno di acqua sotto i ponti (non solo del Tevere) ne è passata molta e il presidente del Frosinone, allora evidentemente non noto a Lotito, nel frattempo è diventato il vice presidente di Confindustria e la notorietà di Maurizio Stirpe, che già aveva cittadinanza in mezzo mondo, è “persino” arrivata a Roma.

Tuttavia, se si dovesse avanzare un pronostico, non ci sarebbe da scommettere che il presidente della Lazio abbia cambiato idea circa il Frosinone in serie A. Da politico (ora è un senatore) la botta del 2015 certamente non la ripeterebbe ma la sua opinione circa le provinciali nella massima serie potrebbe essere rimasta la stessa. Il Frosinone, come del resto la quasi totalità delle neopromosse in A, ha disputato i due precedenti campionati con tanta emozione e orgoglio ma senza squilli. Il destino al ritorno nella serie cadetta è sembrato scritto nelle stelle (e nella classifica) poche partite dopo l’inizio dei campionati. Aveva dunque ragione Lotito? Certo che no. Basti una considerazione. Seppur non avesse mutato opinione circa le piccole provinciali nell’Olimpo del calcio oggi persino lui affermerebbe che “nessuno conosce Frosinone”. Il calcio, infatti, non è solo una meravigliosa disciplina sportiva. E’ passione e addirittura ragione di vita per tantissima gente, è una pratica identitaria ma è anche economia e notorietà. L’inversione di rotta verso la maggiore riconoscibilità dell’intero territorio per “mano” delle imprese calcistiche (da sottolineare che il Frosinone è una squadra che reca i colori della provincia e non della città) era infatti già iniziata molto tempo prima di quel fatato campionato 2014/2015. La favola del Frosinone era già iniziata con la pazzesca promozione in serie B nel campionato 2006/2007. Solo due campionati prima il Frosinone era stato promosso in serie C1 con una travolgente rimonta costruita interamente nel girone di ritorno. Era arrivato (era il 2003) alla guida Maurizio Stirpe, figlio e nipote d’arte. Il padre Benito e lo zio Roberto erano stati alla guida della società calcistica decenni prima ed erano stati i protagonisti della storica promozione in serie C del Frosinone. Ebbene in un pranzo per le festività natalizie al quale furono invitati i giornalisti il patron Maurizio Stirpe presentò il nuovo mister del Frosinone. L’inizio del campionato di C2 non era stato esaltante e, su indirizzo dell’esperto direttore generale Enrico Graziani (già con la sua scelta si era visto il cambio di passo della società), al posto di Giorgini arrivava a Frosinone, dalla serie B, Daniele Arrigoni. Questi, con un piglio affatto solito per l’epoca e anche per la piazza provinciale, fece un discorso ai presenti che lasciò tutti increduli. Arrigoni disse che la società calcistica era molto importante e che da quel momento iniziava una stagione completamente nuova per il calcio in Ciociaria. Disse che avrebbe avuto molte possibilità di salire di categoria, in C1, già in quel campionato pur partendo dalla nona posizione cioè dove era collocato in classifica il Frosinone in quel momento. Il nostro scetticismo venne sconfitto, il Frosinone vinse il campionato e, solo due stagioni dopo, era in B. Da quel momento è davvero cambiata la stagione calcistica e quando Lotito si stupì della prima promozione del Frosinone in A, semplicemente non aveva visto arrivare Stirpe.
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