(di Dario Facci) Approvazione della legge entro il prossimo ottobre e voto insieme alle Europee nella primavera del 2024 con liste provinciali (dunque bando ai collegi). Questo il calendario indicato dal ministro per gli Affari Regionali e per le Autonomie, Roberto Calderoli, per riportare le Province italiane alla loro natura originaria, cioè votate dal popolo e con le loro competenze.
La sua iniziativa (in un primo momento pensata come d’iniziativa di Governo poi passata invece ai lavori parlamentari) è stata della prima ora. Appena indicato nel Governo Meloni il ministro leghista Calderoli aveva subito dichiarato la sua volontà di riportare le Province alla loro dignità costituzionale, cosa che peraltro spetta loro considerata la volontà popolare espressa nell’ormai celeberrimo Referendum Costituzionale. Ora il Ministro è tornato ad esprimersi in tal senso, fornendo i particolari di cui sopra, in un’intervista al Corriere della Sera che ha fatto sobbalzare sulla sedia i suoi avversari del Pd. Non certo per le Province, per le quali anche i Dem sono convintissimi della corbelleria combinata con la famigerata Legge Delrio ma per le dichiarazioni sulle modifiche alle leggi elettorali. Calderoli ha detto che occorre abolire il ballottaggio perché ne può venire fuori un risultato bugiardo rispetto alla volontà popolare. Viva allora il turno unico, come quello delle elezioni Regionali. Chi supera il 40% vince il premio di maggioranza e le elezioni. Secondo Calderoli stop anche al voto disgiunto, quello che può generare la cosiddetta “anatra zoppa”, cioè l’elezione di un presidente o di un sindaco senza una maggioranza consiliare. A questa proposta è insorto il Partito Democratico il quale, con una nota di Alessandro Alfieri ha dichiarato all’ANSA: “La maggioranza deve decidere se sulle riforme cerca il dialogo o lo scontro. Se c’è una legge elettorale che ha funzionato in questi anni, è quella dei sindaci nei comuni sopra i 15 mila abitanti: mai cambiata con colpi di mano e forzature nei suoi trent’anni di vita. Eliminare il ballottaggio – come propone Calderoli – significa stravolgere quella legge. E lo fa usando parole faziose, infondate nel merito, molto gravi sul piano del metodo. Il contrario di quel che serve per dialogare. Perfette per rendere impossibile qualsiasi confronto”. Speriamo che non la buttino in caciara per non combinare, come al solito, niente sul fronte delle leggi elettorali.
