Regione – Il giallo delle microcamere-spia nell’ufficio di Rocca, indagano i carabinieri

Cesidio Vano
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(di Cesidio Vano) Otto telecamere-spia nascoste al nono piano della Regione Lazio, in via Cristoforo Colombo a Roma. Una anche nell’ufficio del governatore Francesco Rocca. Sono state ritrovate durante alcuni lavori di ristrutturazione da parte degli operai che erano impegnati a sistemare la rete elettrica. Infatti, alcune di queste telecamere erano mimetizzate nei sistemi anti-intrusione presenti nei locali. Le microcamere, però, non erano in funzione e, secondo gli esperti, starebbero lì da diversi anni, forse una decina a giudicare dalla tecnologia con cui sono state realizzate, forse dall’epoca di Piero Marrazzo, per capirci.

Dopo il primo ritrovamento, lo scorso 7 aprile, la Regione ha presentato una denuncia ai carabinieri, che hanno avviato le indagini del caso. E proprio secondo gli investigatori, stando ad un primo sommario esame degli apparati rinvenuti, si tratterebbe di strumenti analogici in commercio prima del 2010, ad ogni modo saranno gli ulteriori accertamenti da parte dei reparti scientifici e tecnici a stabilire a che epoca risalgono e se contengono ancora materiale visionabile. Le otto microcamere inquadravano quasi tutte le porte di accesso agli uffici: quello del presidente della giunta, quello dell’assessorato alla Sanità e la sala riunioni, in modo – parrebbe – di poter riprendere quanti entravano e uscivano da quei locali. Ma non è un caso isolato, anche Zingaretti e Polverini furono al centro di simili “spy story” nella sede della Giunta regionale. Nel 2014, infatti, era toccato al governatore Nicola Zingaretti scoprire una microspia, una cosiddetta ‘cimice’, nascosta nella poltrona del suo ufficio. Era uno strumento prodotto artigianalmente, capace però di captare tutto quanto veniva detto nello studio del presidente della Regione e ritrasmetterlo all’esterno, dove poteva esserci qualcuno a registrare o ascoltare. Anche in quel caso scattò un’indagine da parte della Procura, ma gli investigatori non vennero a capo della vicenda. Il rinvenimento era avvenuto durante un’attività di bonifica, di controllo della sicurezza e della privacy degli uffici regionali. Stessa cosa era accaduta tre anni prima, nel 2011, alla governatrice Renata Polverini, che rinvenne ben tre microspie (capaci di ascoltare cosa accadesse nell’ambiente) e una microcamera, nascoste nelle intercapedini dei muri, sia nel suo ufficio che in ambienti vicini. All’epoca, il rinvenimento, cui fece seguito la solita indagine, fu collegato anche ai ripetuti tentativi di furto, che la presidentessa aveva subito da ignoti nel suo appartamento, tanto che l’abitazione fu messa sotto sorveglianza dal prefetto di Roma. A margine dell’episodio che lo ha interessato, il presidente della Regione Lazio, Francesco Rocca, ha spiegato: “Sono state rinvenute in Regione alcune telecamere che non avevano un collegamento audio, son stati chiamati i Carabinieri che hanno portato via tutto. Io nemmeno le ho viste, sono stato informato. Abbiamo fatto una denuncia e l’esito e il seguito non dipende da noi”.
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